Si schianta ubriaco il pilota Alitalia sospeso. Ex comandante valuta le nuove regole

08 aprile 2015, Marco Guerra
Si schianta ubriaco il pilota Alitalia sospeso. Ex comandante valuta le nuove regole
A poco più di due settimane dallo schianto dell'Airbus A320 della GermanWings sulle Alpi francesi, la questione dell’idoneità psichica dei piloti torna al centro delle cronache perché c’è un nuovo caso a far discutere: quello del comandante Alitalia che, la sera di Pasqua, al culmine di una lite in famiglia, avrebbe sparato alcuni colpi di fucile contro una parete nella sua casa.

Oggi il pilota è stato sospeso dal servizio ma gli è stata sospesa anche la patente di guida perché risultato positivo all’alcoltest dopo un incidente stradale nel quale era rimasto coinvolto scontrandosi con un'altra vettura. Al netto della vicenda, i dubbi dei passeggeri sulla sicurezza nei voli aumentano e si riaccende l’attenzione anche sulla vita privata del personale di volo. 

Ma è sempre stato così? Intelligonews è tornato a parlarne con l’ex comandate dell’Alitalia e attuale manager di una compagnia privata straniera che, restando in anonimato, ammette che “nessuno ha mai saputo cosa fosse successo ad un pilota la sera prima di un volo”, eppure la regola non scritta della comunità degli aviatori - spiega la nostra fonte - è sempre stata “uguali in cabina come al bar”.
Dunque, pur ritenendo la segnalazione del collega “un'ingerenza esagerata”, l'ex comandante dell'Alitalia sostiene che un pilota “non può scindere la sua personalità”, ed è sempre tenuto -aggiunge - “a rispondere in maniera bilanciata ad un evento esterno, che sia di natura personale o professionale”.

Regole non scritte dicevamo ma che, dopo la morte di 149 innocenti, le compagnie aeree e le autorità di controllo dell'aviazione civile vogliono in qualche modo mettere nero su bianco, come ci conferma il nostro testimone: “Dopo la drammatica vicenda della GermanWings se la stanno facendo tutti sotto! E' in corso una piccola rivoluzione interna fra i principali vettori europei, abbiamo ricevuto dei 'notams' di compagnia (Notice to air man, ndr.) che mettono obbligatoriamente un altro membro dell'equipaggio in cabina”. Questa come prima azione immediata poi – prosegue l'attuale manager dell'aviazione – “si parla di una serie di analisi psicologiche obbligatorie, ma è ancora tutto da definire”.

Nella scorsa intervista, la nostra fonte aveva spiegato infatti che la valutazione della salute mentale attualmente è solo un aspetto marginale della consueta visita annuale a cui deve sottoporsi un pilota. Ora invece c’è l’intensione di rendere obbligatori una serie di incontri con medici specializzati in psichiatria.

Si dice che le compagnie chiederanno “un’analisi psicologica più approfondita” rispetto a quella “molto blanda” che si fa adesso con medici generici. “Ma con quali parametri saremo valutati? A carico di chi saranno le spese di queste visite? E chi si prenderà la responsabilità di giudicare il lavoro di un pilota?”, sono tanti gli interrogativi che non hanno ancora risposta, soprattutto quello che riguarda il segreto professionale del medico perché, spiega l'ex comandante, “se ho un problema che rischia di incidere sulla mia carriera sarò poco incline a raccontarlo allo psichiatra della compagnia”.

Tuttavia la “comunità dei cieli” sembra prenderla con una certa ironia. “Sono giorni – racconta il manager italiano – che fra colleghi ci chiediamo se ci verranno dati in dotazione, oltre a cuffie e torcia, anche un pappagallo e un pannolone per fare i bisogni, così eviteremo di allontanarci dalla cabina”.

Infine, l’ex comandante della compagnia di bandiera italiana ci tiene però a difendere il buon nome della professione. “Una lettera aperta di un collega, pubblicata nei giorni scorsi su un giornale straniero, spiegava bene cosa significa fare questo mestiere ed avere la responsabilità di centinaia di vite. Quali sacrifici facciamo anche nel privato, quanto si continua a studiare durante tutto l’esercizio della professione, quanti e quali controlli vengono fatti sugli aeromobili e quanto siano severi i test al simulatore - effettuati obbligatoriamente ogni sei mesi – che, se non sono svolti alla perfezione, spesso portano alla sospensione anche dei piloti più preparati”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]