Parola chiave: “Incertezza”. Draghi ha paura di nuovi shock per l’Europa

08 aprile 2016 ore 9:45, Luca Lippi
Mario Draghi introduce il rapporto annuale 2015 della Bce con queste parole: “Il 2015 è stato un anno di ripresa per l'economia dell'area. L'inflazione ha tuttavia continuato a seguire una traiettoria discendente. In questo contesto, un nodo centrale del 2015 è stato per l'area il rafforzamento della fiducia: fra i consumatori per promuovere la spesa; da parte delle imprese per riavviare le assunzioni e gli investimenti; a livello delle banche per incrementare i prestiti. Ciò è stato essenziale per alimentare la ripresa e contribuire a riportare l'inflazione verso il nostro obiettivo di tassi inferiori ma prossimi al 2%".

Parola chiave: “Incertezza”. Draghi ha paura di nuovi shock per l’Europa

Prosegue il Presidente della Bce: “Con l'avanzare dell'anno abbiamo di fatto assistito al consolidarsi della fiducia. La domanda interna ha sostituito quella esterna come motore della crescita sulla scia di un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori. Nell'intera area dell'euro è ripartita la dinamica del credito. L'occupazione ha continuato ad aumentare e i timori di deflazione, che si erano diffusi nell'area agli inizi del 2015, sono stati interamente dissipati”.
In sostanza traducendo o rendendo più chiaro il discorso di Mario Draghi, la deflazione è in parte frenata dal segnale di lieve ripresa dell’inflazione ma questo segnale se da un a parte conforta, dall’altra crea diversi problemi se rapportato allo sforzo della Bce di contrastare il dirupo deflattivo dell’economia europea. Nella sostanza, la crisi economica mondiale è un fortissimo freno, tuttavia l’economia dell’area euro dovrebbe poter approfittare della situazione.
E’ ovvio che Mario Draghi non può giudicare le politiche monetarie dei vari Paesi dell’area, tuttavia non nasconde il disappunto sull'Italia nel rapporto annuale della Bce. Da un lato, guardando ai Paesi dell'area euro su cui sono stati identificati "squilibri eccessivi", la Bce riconosce all'Italia di aver fatto i compiti migliorando il profitto e seguendo le raccomandazioni avanzate dalla Commissione europea rispetto a quanto fatto da altri Stati nella medesima situazione, come Portogallo e Francia. Nella stessa pubblicazione però, viene ricordato che l'Italia è tra i quattro Stati il cui bilancio 2016 è stato stimato "a rischio di non attuazione" rispetto alle regole del Patto di Stabilità e di crescita (il giudizio definitivo dell'Ue è atteso dopo le previsioni economiche di primavera).
Sulla politica di bilancio, Mario Draghi rilancia e sottolinea con forza l’attuazione di riforme forti per la crescita soprattutto provvedendo a una seria e decisiva "spending review", sul versante delle entrate bisogna puntare a recuperare l'evasione e ridurre la tassazione sul lavoro.

autore / Luca Lippi
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