Riina Jr nel salotto di Vespa "per conoscere mafia". Maggioni dura: "A tratti insopportabile"

08 aprile 2016 ore 10:25, intelligo
Dopo Casamonica, Riina Jr. a Porta a Porta. Ma è diritto di cronaca? Per Bruno Vespa  si tratta di un "ritratto sconcertante, certo, ma per combattere la mafia - che tuttora è potente e gode di protezione diffuse - bisogna conoscerla". E per conoscerla meglio, aggiunge "c'è bisogno a nostro avviso anche di interviste come questa". D'altronde per il conduttore Rai "ciascun spettatore si farà liberamente si farà liberamente una propria opinione, grazie anche al dibattito che ne seguirà con la partecipazione tra l'altro del figlio di una delle vittime della strage di Capaci e uno dei fondatori di un'associazione antipizzo",

Riina Jr nel salotto di Vespa 'per conoscere mafia'. Maggioni dura: 'A tratti insopportabile'
Sembra idealmente una risposta a quel "mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento. Ma se questa sera andrà in onda l'intervista al figlio di Totò Riina, avremo la conferma che Porta a Porta si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all'Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai”, invettiva pronunciata dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. 
Intanto però la Commissione parlamentare Antimafia ha riunito ieri alle 16 i vertici Rai, ovvero la presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, per una audizione urgente sulla vicenda dell'intervista al figlio di Riina nella trasmissione Porta a Porta su Raiuno.

E Monica Maggioni, che pure ha difeso la scelta di mandare in onda l’intervista, ha condannato Riina jr: "Quel racconto ha moltissime cose che lo rendono insopportabile. Prima di tutto non rinnegare il padre e dare dall’inizio alla fine un’intervista da mafioso. Quale è" . Poi sottolinea il rifiuto della censura e definisce il racconto "a tratti insopportabile".
E ancora: "In primis per il non rinnegare il padre. È stata un’intervista da mafioso ma nessuno di noi ha mai pensato di essere incerti nell’atteggiamento da tenere nei confronti della mafia. Sappiamo da che parte stare e quello che facciamo tutti i giorni è la dimostrazione». La presidente della Rai spiega che la ferita della mafia non è una ferita del passato ma di oggi. «E per questo serve attenzione al contesto. Intervenire a priori rimanda all’idea di censura ed è difficile accettare l’idea di censura nei confronti di un collega con una lunga storia professionale".

Il punto è anche quello del buongusto: avevamo già scritto fin dove è lecito fare scoop e quando, invece, subentra la promozione dei criminali? Bruno Vespa, che era già finito nell'occhio del ciclone per aver portato a Porta a Porta Vera e Vittorino Casamonica, figlia e nipote di Vittorio Casamonica, ora ci riprova: stasera, infatti, nel popolare salotto televisivo, sederà anche Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina. L'uomo, oggi libero dopo avere scontato 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, ha scritto un libri che sarà nelle librerie domani, "Riina family life". 
A mettere fuoco su fuoco ci aveva pensato anche Michele Anzaldi, deputato Pd e componente della commisisone di Vigilanza Rai: “Ci risiamo. È la terza volta in pochi mesi. Ci dicono 'non accadrà più' e invece, dopo aver assistito basiti al funerale dei Casamonica e aver sentito parlare il padre di Manuel Foffo, nel giorno in cui il figlio era stato arrestato per il terribile delitto di Roma, il servizio pubblico ha pensato bene di dare una mano al rampollo di uno dei più spietati criminali di tutti i tempi”. 
Per Maurizio Lupi invece “Anzaldi sbaglia. E lo dico come membro della commissione di Viglianza Rai. Servizio pubblico non vuol dire disinteresse per le notizie. Il primo quotidiano italiano dedica una pagina al figlio di Totò Riina e il primo canale televisivo del Paese non può intervistarlo? Vogliamo che la Rai viva e faccia informazione al di fuori della realtà? Con questo malinteso principio di prevenzione nei confronti dei cittadini si chiede a Vespa di abdicare dalla sua professionalità e deontologia giornalistica. Abbiamo bisogno di un servizio pubblico capace di affrontare con rigore ed equilibrio qualsiasi tematica, non di asettici funzionari che anestetizzano i telespettatori”.

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