Def al varo: solite tasse e niente bonus pensioni minime

08 aprile 2016 ore 11:28, Luca Lippi
Oggi alle 18 in Consiglio dei ministri sarà presentata la bozza del Def in preparazione, solita rivista delle stime di crescite (solita perché è rivista al ribasso, ora sarebbe da stabilire i continui ribassi se sono riferiti alla stima di partenza o all’ultimo ribasso!), si conferma il percorso di riduzione delle tasse, la programmazione della Spending Review, deficit mantenuto al 2,4% e richiesta di flessibilità anche per il 2017. Niente riferimento agli 80 euro ai pensionati e probabilmente nemmeno alla flessibilità in uscita. Attenzione però, tutto è rigorosamente “non corredato” da cifre!
Dunque riunioni continue sia ieri sia stamattina al Mef per cercare di dare corpo al documento, all’interno del quale, secondo indiscrezioni, campeggia la certezza della riduzione delle stime di crescita, anche stavolta sarà giustificato col solito contesto europeo e internazionale.

Def al varo: solite tasse e niente bonus pensioni minime

In parte quanto si leggerà dalla bozza del Def sarà il seguito delle parole di Visco pronunciate a Francoforte: “Senza le misure prese dalla Banca centrale europea fra giugno 2014 e dicembre 2015 (il periodo in cui la Bce ha lanciato e rafforzato il quantitative easing) la recessione italiana sarebbe finita solo nel 2017, e l'inflazione sarebbe rimasta negativa per l'intero periodo di tre anni”.
In sintesi, abbiamo la riduzione del pil all’1,2% rispetto al precedente 1,3% (Standard and Poor's avrebbe stimato un meno confortante 1,1%). In relazione al rapporto debito pil la Ue prevede per l’Italia uno step a 132,4%, mentre nel Def 2016 più verosimilmente, si prevede un rientro del debito molto più lento, quindi andiamo velocemente incontro all’ennesimo slittamento del pareggio di bilancio.
Nel Def i tecnici del Mef vorrebbero mantenere al 2,4% il rapporto Deficit/Pil, ovviamente perché questo accada è necessario ottenere la maggiore flessibilità chiesta all’Ue, ma che nei fatti ormai da mesi non se ne parla più (forse perché non esiste), e allora o si provvede a recuperare 3 miliardi dalla Spending Review (finora mai accaduto dopo tre tentativi e tre commissari) oppure ci sarà una recrudescenza sui controlli Iva (inutili perché ormai c’è rimasto poco da spremere) oppure come abbiamo ipotizzato due settimane fa ci sarà l’aumento delle aliquote Iva che ormai è inevitabile.
Si fa poi riferimento alla riforma della pubblica amministrazione (?) e ancora a una maggiore spinta sulle privatizzazioni, e poiché fs è slittata perché poco conveniente al momento, non è escluso che si provveda a lasciare al mercato una ulteriore quota di Poste Italiane.
Gli spazi di manovra sono veramente strettissimi, questo è il motivo per cui non ci sono indicazioni precise (cifre) nel progetto di Def, e se dall’Unione europea dovesse arrivare un “nein” all’uso della flessibilità anche per il prossimo anno, le stime sul deficit 2017 saranno riviste a ottobre in nota di aggiornamento.
All’interno del Piano nazionale di riforme ci sarà poi il nuovo decreto Finanza e sviluppo, il nuovo decreto avrà il suo fulcro nello stimolo agli investimenti con l'esenzione totale dal capital gain per chi investe in bond emessi da piccole e medie imprese; Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha stimato che porterà a una crescita di 0,2 punti di Pil sul breve periodo (quindi nel 2017) e di un punto di Pil sul lungo periodo.
Totalmente assenti il taglio strutturale del costo del lavoro dal 2018, inesistenti accenni alla flessibilità in uscita per le pensioni, né tantomeno gli 80 euro per le pensioni minime.

autore / Luca Lippi
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