Apple Vs Fbi, l'iPhone è un caso senza fine: ora Cupertino vuole più dettagli

08 aprile 2016 ore 13:21, Andrea De Angelis
La telenovela non conosce fine. Un giallo per certi versi incredibile, anche perché riguarda tutti noi. La cronaca nera c'entra, ma solo in parte. In ballo è quel rapporto tra privacy e sicurezza che ha portato in tempi non sospetti lo stesso Obama a pronunciarsi. Ma andiamo con ordine, partendo dalle novità. 

Il  21 marzo, poco dopo il termine della conferenza stampa di Apple in cui ha presentato i nuovi iPhone SE e iPad Pro 9.7, l'FBI ha reso noto di essere in grado di sbloccare l'iPhone 5C dell'attentatore nella strage di San Bernardino e di non aver bisogno della backdoor chiesta ad Apple. Per questo ha chiesto e ottenuto l'annullamento dell'udienza che avrebbe dovuto tenersi il giorno seguente.
"Il governo ha avuto accesso ai dati conservati nell'iPhone di Farook e di conseguenza non richiede più l'assistenza di Apple" si legge nel documento depositato dal dipartimento di Giustizia, dopo che le autorità competenti "hanno con successo recuperato i dati".
Non si sa però quale metodo è stato utilizzato. Apple ha intenzione di farsi dire dall'Fbi il metodo che è stato utilizzato, e non si sa se tale richiesta porterà di nuovo l'azienda guidata da Tim Cook a scontrarsi con l'Fbi in tribunale. Questo è il punto che potrebbe riaprire un caso apparentemente chiuso. 
Il capo della FBI James Comey ha dichiarato in data 7 aprile che il governo aveva "acquistato uno strumento" che ha permesso agli investigatori di accedere all'iPhone appartenente all'attentatore di San Bernardino. Riguardo il contenuto dei dati trovati nell'iPhone, il New York Times ha riportato nei giorni scorsi che Baker ha spiegato che sono stati analizzati ma ancora è presto per dire se sono utili alle indagini. Comey ha poi aggiunto che lo strumento utilizzato funziona solo sul modello 5C di iPhone, il tipo di telefono utilizzato dall'attentatore. 

Tra le voci più autorevoli in questi mesi si è distinta quella di Bill Gates, più vicino (a differenza degli altri) in un’intervista rilasciata al Financial Times, il cofondatore di Microsoft Bill Gates ha detto di non essere d’accordo con Tim Cook sul fatto che sbloccare un’iPhone voglia dire mettere a rischio la sicurezza di tutti: "Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni", ha spiegato Gates, paragonando la richiesta dell’Fbi a quella fatta su un particolare conto corrente bancario. Il padre dell’azienda di Redmond chiede però che ci siano in futuro regole precise per la gestione di questi casi. Intanto la diatriba prosegue. 


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