Non è un'Eurozona per giovani. Draghi: "Non creiamo generazione perduta"

08 aprile 2016 ore 18:20, Adriano Scianca
Non usa parole rassicuranti, il presidente della Bce, Mario Draghi, per descrivere il nostro futuro, su cui, dice, gravano “interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l'Europa e alla sua capacità di tenuta di fronte a nuovi shock”. Anche se, precisa, la Bce è pronta a intervenire ancora una volta e di certo “non si arrende”. Il numero uno dell'Eurotower spiega anche che “le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza” e che “dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche”. A fare le spese del quadro incerto sono le nuove generazioni. Secondo Draghi, l’alta disoccupazione giovanile in Europa, nonostante colpisca “la generazione più istruita di sempre”, rappresenta un vulnus significativo e “per evitare una generazione perduta dobbiamo agire velocemente”. 

Non è un'Eurozona per giovani. Draghi: 'Non creiamo generazione perduta'
“Far funzionare l’unione monetaria alla lunga non è un lusso, è una necessità perché l’Europa prosperi”, ha detto poi Draghi in un intervento al Consiglio di Stato del Portogallo, convocato dal nuovo presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa. Il presidente della Bce ha puntato il dito sul fatto che l’unione monetaria resta una “costruzione incompleta”, il che continua a lasciarla in una condizione di fragilità e a esporre gli Stati membri alla vulnerabilità agli shock. Draghi ha poi messo l’accento sul fatto che la Bce ha contribuito non solo con la politica monetaria, ma anche con la sua azione nel caso Grecia, “contrastando i rischi per l’integrità dell’area dell’euro”. Anche questo episodio, secondo il presidente della Bce, “ha posto in evidenza la fragilità dell’area e ha ribadito l’esigenza di completare la nostra unione monetaria”. 

Draghi ha poi ribadito che la Bce non si piegherà a un'inflazione troppo bassa: “A fine anno abbiamo ricalibrato la nostra politica per fronteggiare nuovi effetti avversi derivanti dagli andamenti economici mondiali, che hanno nspinto al ribasso le prospettive di inflazione. Questi effetti avversi si sono intensificati agli inizi del 2016, rendendo necessario, da parte nostra, un orientamento ancora più espansivo della politica monetaria”.
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