Adozioni gay, Meluzzi: "Non aspettare 50 anni per vedere patologie. C'è principio di massima prudenza"

08 febbraio 2016 ore 12:30, Lucia Bigozzi
“Non si può aspettare 50 anni per vedere se un bambino privato della madre e adottato da una coppia omosessuale ha patologie. La scienza non è in grado di dirlo oggi, tanto è vero che si basa sul principio di massima prudenza”. Alessandro Meluzzi, psichiatra, taglia corto e ribadisce quello che molto esperti sostengono: impossibile stabilire come sarà tra 50 anni un bambino cresciuto con due padri o due madri. Nella conversazione con Intelligonews tocca anche il tasto delle polemiche per la possibile presenza al festival di Sanremo del marito di Elton John e di un suo intervento sull’adozione gay. 

Sta facendo discutere l’annuncio lanciato da Giletti circa la presenza del marito di Elton John in platea al festival di Sanremo e la possibilità che la star britannica parli dell’adozione gay, raccontando la storia del figlio avuto da una maternità surrogata. Lei come commenta?

«La prima considerazione è di carattere generale: più si tengono i bambini fuori dai media meglio è. L’idea di parlare dal palco di Sanremo delle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali come elemento di polemica o come elemento persuasivo di una tesi lo trovo un uso peloso e disdicevole di una questione così delicata. Non è che se Elton John parla da Sanremo della stepchild adoption dimostra la condizione, vera o presunta, di un bimbo di cui non si sa nulla».

Esperti e scienziati dicono che la scienza non è in grado, oggi, di stabilire con certezza come sarà tra 50 anni un bambino adottato da una coppia omosessuale. La sua idea da “addetto ai lavori” qual è?

«Spiego come un esempio. Se io decidessi che la cosa migliore per l’alimentazione dell’adulto è il grasso di foca e decida che mangiarlo fa benissimo, non sono però in grado oggi di stabilire quanto sopravviverà da qui ai prossimi 50 anni. Anche perché non esiste uno studio preciso per dire che il grasso di foca fa bene. Tuttavia la scienza si basa sul criterio di massima prudenza e a nessuno viene in mente di dire che fa bene. Altro esempio: se gli essere umani sono nati e continuano a nascere da un uomo e una donna ed essendo fuori di dubbio che la storia dell’umanità deriva da questo corso, a nessuno può venire in mente di sapere se privare un bambino della madre gli fa bene. Sostenere il contrario è un uso della parola scienza, abusante. Non si può non sostenere il contrario: adesso, che si debba dimostrare che il bambino viene privato dalla madre attraverso un utero surrogato non diventa schizofrenico tra 50 anni non mi sembra che sia la dimostrazione di per sé che questa cosa faccia bene. Certamente ci sono bambini abusati negli orfanotrofi di qualche oscuro paese che non sono diventati malati di mente, ma questo non significa che crescere in quell’orfanotrofio faccia bene. Mi domando perché si debba aspettare 50 anni per vedere se i bambini adottati da una coppia gay abbiano avuto una patologia. La scienza si fonda sul criterio di massima prudenza, che rispetto a questo e ad altri temi, è già di per sé una risposta a chi pensa, sostiene, o vorrebbe far passare che privare un bimbo di una madre faccia bene»


autore / Lucia Bigozzi
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