A Firenze il Corano parla italiano: Nardella "scende al patto" con l'Imam

08 febbraio 2016 ore 13:36, Americo Mascarucci
Un patto contro il terrorismo.
Questo il significato fondamentale del patto di cittadinanza sottoscritto questa mattina a Firenze fra il sindaco Dario Nardella e l'imam del capoluogo toscano e presidente dell'Ucoii Izzedin Elzir.
Punto fondamentale dell’accordo fra l’istituzione cittadina e la comunità islamica l’obbligo di recitare i sermoni in italiano nelle moschee con l’impiego di traduttori per gli immigrati che non conoscono ancora la lingua. Un aspetto tutt'altro che irrilevante quello della lingua se si considera che in alcune moschee d’Italia e d’Europa, che in realtà poi si è scoperto essere centri di reclutamento e di addestramento dei terroristi, gli Imam predicavano in lingua araba proprio per rendere incomprensibile ai non musulmani i sermoni, che altro non erano che incitamenti all’odio, alla violenza e alla guerra santa contro gli infedeli. 
"Si tratta di un patto significativo, è il primo del suo genere siglato in Italia - ha spiegato il sindaco di Firenze Dario Nardella - la tolleranza, la richiesta del mero rispetto delle leggi, non bastano: con l'intesa, ribadiamo di sentirci cittadini a tutti gli effetti, in base al principio del condividere i valori della nostra Costituzione italiana, e vivere il principio costituzionale delle libertà religiose, con i diritti e doveri previsti".
Per Izzedin Elzir, la firma del patto rappresenta un "atto di responsabilità di fronte alla situazione che viviamo, dopo le tragedie di Parigi: non per dimostrare ai nostri concittadini che siamo buoni, ma perché crediamo veramente di essere cittadini di questo Paese. Vogliamo tranquillizzare i nostri concittadini - ha aggiunto Elzir - abbiamo esigenza di parlare l'italiano: qui c'e' la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra Carta". Fra gli impegni presi, anche l'apertura di un tavolo permanente sui luoghi di culto. 

A Firenze il Corano parla italiano: Nardella 'scende al patto' con l'Imam
"L’idea del patto nasce proprio dall'onda emotiva degli attentati di Parigi – spiega Nardella -  e muove da tanto lavoro già fatto in questi anni: penso alla Consulta per il dialogo interreligioso, istituita nel 2009, o alla costituenda Scuola fiorentina per il dialogo interreligioso e multiculturale. Lo scorso anno ho consegnato il Fiorino d’oro ai rappresentanti delle tre comunità religiose monoteiste, cattolica, ebraica e musulmana, e ho partecipato tra l’altro anche al Ramadan.  La comunità islamica – ha sottolineato il sindaco – è il nostro più grande alleato contro il terrorismo. Non dimentichiamo invece che il nostro più grande nemico è l’ignoranza e la non conoscenza dell’altro. Il Patto – ricorda il sindaco - parte del riconoscimento dei valori della Costituzione italiana nella quale ci riconosciamo tutti e sottolinea come la costruzione di una cittadinanza condivisa sia elemento fondante per abbattere i muri della diffidenza, della paura e dello scontro". 
"Firenze – è scritto nel patto – è la nostra città e con lei condividiamo il presente e il futuro". 

Il Patto propone un coordinamento permanente tra la comunità islamica, i luoghi di culto musulmani e la città con "iniziative volte a promuovere la conoscenza della lingua e della cultura italiana e i principi del nostro ordinamento culturale, da realizzare anche nei centri culturali e nei luoghi di culto". Sarà proposta inoltre una "bacheca informativa" da collocarsi anche nei luoghi di preghiera per informare su eventi e servizi della città. Infine nel Patto ci si impegna ad "aprire sempre di più i luoghi di culto alla cittadinanza", dove i cittadini "potranno trovare occasione di dialogo e incontro, da non confondere con forme di propaganda politica di ogni tipo".

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