La "cineseria" delle primarie Pd. Il dopo voto tra polemiche e nuove spaccature

08 febbraio 2016 ore 16:59, Lucia Bigozzi
Sala si prende lo scettro di candidato sindaco del Pd e lascia per strada la Balzani (34 per cento) e Majorino (23 per cento) ma sulle primarie milanesi si scatenano le polemiche. Il tema ruota attorno alle “cineserie” dem. E’Grillo ad aprire il fuoco di fila puntando il click del suo blog sui cittadini con gli occhi a mandorla accorsi a sostenere l’ex manager di Expo. La Rete si scatena e sul web esce di tutto. I dati parlano di 60.900 (meno dei 67 mila che cinque anni fa incoronarono la corsa di Giuliano Pisapia per Palazzo Marino). La percentuale di elettori stranieri è pari al 3 per cento ma questo non spegne, anzi accende le polemiche del post-voto. Quasi una “maledizione” su ogni primaria dem (vedi Napoli qualche tempo fa). In molti anche a sinistra, hanno visto nella presenza, alquanto numerosa, di cinesi alle urne dem un tentativo di “tirare” la volata a Sala. E non è la prima volta che accade: casi simili sono già agli atti delle cronache, con protagonisti ancora cittadini del Sol Levante. Tutti folgorati sulla “via” di Sala? E’ il refrain dei commenti più caustici sui social. Ma al di là del dato numerico, ogni volta si pone la stessa domanda: si tratta di vera integrazione? Quanto, in realtà, i cinesi sono e si sentono parte integrante della nostra economia e quanto, invece, non rischino di diventare “portatori di acqua” al mulino degli altri? Domande, appunto. 


La 'cineseria' delle primarie Pd. Il dopo voto tra polemiche e nuove spaccature
Intanto sul versante politico a Milano la vittoria di Sala ha già provocato le prime crepe nel fronte di sinistra. Se Renzi telefona a Sala soddisfatto e Ettore Rosato (capogruppo a Montecitorio) chiude le polemiche con il classico “ora tutti con Sala”, il fatto che l’affluenza alle urne abbia in un certo senso deluso le aspettative, diventa possibile elemento di frattura, come è possibile capire nelle pieghe della nota di Sel che dopo il tentativo di unire le candidature della Balzani e di Majorino, di fronte al successo di Sala considera il risultato un dato che “impone a Sinistra Ecologia Libertà, e alle diverse articolazioni della sinistra che fino all'ultimo si sono impegnate per tener viva l'anomalia milanese, l'avvio di una riflessione sulla nuova fase politica che si apre a Milano”. E il vincitore? Gongola, ovviamente: “Ha vinto soprattutto Milano” dice a urna calda l’ex manager di Expo che osserva: “Volevamo fare le primarie più belle d'Italia e ci siamo riusciti” e rivolto alla Balzani e a Majorino osserva: “Lavoriamo tutti insieme e andiamo a vincere a giugno”. Chi, invece, replica alle accuse di “cineserie” dem è il presidente del partito Matteo Orfini quando ai detrattori social di turno manda a dire: “Continuerete a parlare di integrazione nei vostri tweet, mentre noi continueremo a costruirla nelle città”. In un post su Facebook ribatte al leader del M5S: “Non mi hanno stupito le reazioni di Grillo e dei grillini sulla partecipazione dei cinesi alle primarie milanesi: basta vedere con chi si accompagnano in Europa per sapere che trasudano razzismo. Né quelle delle varie destre nostrane. Quello che trovo davvero incredibile è il modo in cui un pezzo della sinistra italiana, politica, intellettuale e anche giornalistica, abbia commentato questa vicenda”. 

Dal fronte opposto il candidato sindaco di Milano per Italia Unica Corrado Passera è perentorio sull’esito delle primarie dem e vede nella vittoria di Sala “un risultato che sancisce la spaccatura della sinistra, e che apre una faida politica che non potrà portare nulla di buono alla città. La città è paralizzata ormai da oltre un anno. Milano e i milanesi meritano una visione e un progetto diversi e ben più ambiziosi, certamente non altri cinque anni così”. Da altre latitudini politiche, arriva il siluro del leghista Roberto Calderoli: “La sinistra buonista dopo aver causato i problemi che purtroppo ben conosciamo con l'apertura delle frontiere e il business dell'accoglienza, seguendo il metodo stalinista continua a operare una censura su tutti i termini che non sono consoni al progetto di un'Europa globalizzata e multietnica”. E siamo solo al fischio di inizio della partita. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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