Rampelli (FdI): “Bene la condanna di tutti, ma il problema è l'identità dell'Occidente”

08 gennaio 2015 ore 14:39, Marta Moriconi
rampelli 1E' necessario consolidare l'identità dell'Occidente. E' questo uno dei punti centrali per favorire l'intergrazione secondo Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia - An, intervistato da Intelligonews. La Francia è sotto shock, come giudica la reazione dell’Italia alla strage di Charlie Hedbo? «Mi pare che tutte le forze politiche abbiano espresso la condanna, insieme alla solidarietà, verso un Paese amico e soprattutto verso le famiglie delle vittime di questa terribile strage. Non ci sono voci stonate ed già è una buona notizia, perché spesso ci sono inutili puntualizzazioni. Due passi in avanti ci sono stati, il terzo e decisivo passo in avanti, che invece tarda a venire, è relativo al consolidamento dell’identità occidentale. Su questo non ci siamo. Nessuno vuole dire che tutto il mondo islamico è proteso verso il terrorismo. E’ un dato di fatto, però, che il crollo del senso di appartenenza nella nostra cultura favorisca un atteggiamento aggressivo nelle persone del mondo islamico con cattive intenzioni che hanno gli spazi per potersi introdurre per far deflagrare la violenza e il terrore». La questione dell’immigrazione clandestina e la politica buonista hanno rappresentato dei punti dolenti? «Io mi riferivo ovviamente a questo. Da un punto di vista culturale c’è il ragionamento sulla perdita di identità dell'Occidente, dal punto di vista degli atti amministrativi conseguenti c’è la logica perversa di Mare Nostrum. Nonostante le rassicurazioni di Renzi e di Alfano, tutti noi sappiamo che alle frontiere non ci sono controlli sufficienti, non c’è l’indagine sulla provenienza di persone disperate che si mettono nelle mani degli scafisti e vengono recuperate in mezzo al mare. Non si sa chi siano queste persone, se terroristi, trafficanti di armi, spacciatori di droga. Nessuno sa nulla. Quindi il coefficiente di rischio è altissimo, forse non ci sono neanche gli strumenti per poter ricostruire il profilo degli immigrati». A questo punto all’Europa cosa dovremmo chiedere? «Forse dovremmo fare noi un po’ di più quello che ha fatto l’Europa. In buona parte dei Paesi Europei, infatti, persiste il reato di immigrazione clandestina che in Italia, la maggioranza di centrosinistra appoggiata da Ncd, ha derubricato. Essere clandestini significa introdursi furtivamente a casa di altri senza dichiararsi. L’atteggiamento buonista del governo ha invece prodotto la neutralizzazione del reato di immigrazione clandestina. L’Europa ha provato a essere molto rigida, anche se poi abbiamo visto che tenere la guardia più alta non è bastato. La Francia ha subìto una sostanziale incapacità di gestione del fenomeno migratorio. Quindi, non chiederei niente all’Europa perché la loro impostazione è di maggiore rigore rispetto alla nostra, sicuramente però rimane il problema dell’identità. Se le identità sono forti si solidificano le differenze e quindi migliora la capacità di integrazione, quando le identità si frantumano e si va nel relativismo, paradossalmente, c’è meno dialogo e più spazio per la logica del terrore».
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