Juncker difende Schengen, ma l'Europa è sempre più divisa

08 gennaio 2016 ore 8:36, Andrea De Angelis
Schengen è sempre più in bilico, come del resto si sa da mesi. Infatti già lo scorso dicembre in una prima occasione notavamo la nascita di una polizia di frontiera, mentre poco più di un mese fa segnalavamo un documento abbastanza emblematico circa la situazione che sta vivendo il vecchio continente. Una realtà che è fatta di divisioni tra i diversi Paesi membri, non certi concordi nelle azioni da intraprendere nei confronti di una migrazione epocale. 

Juncker difende Schengen, ma l'Europa è sempre più divisa
Basta con "i governi che giorno dopo giorno ripristinano i controlli alle loro frontiere". Jean-Claude Juncker lancia il suo messaggio durante la cerimonia di avvio del semestre di presidenza olandese del Consiglio Ue. "Salvare Schengen è un dovere collettivo", ammonisce.
Il presidente della Commissione europea esorta il premier dei Paesi Bassi Mark Rutte a trovare un accordo sulla proposta d'istituire l'agenzia delle guardie di frontiera Ue entro giugno, indicandola come la "priorità per il rafforzamento" dei confini esterni dell'Unione. Per raggiungere il risultato l'Olanda ha già inserito nel calendario degli eventi un consiglio dei ministri degli Interni Ue al mese. Il primo vicepresidente dell'Esecutivo, Frans Timmermans, capo negoziatore del piano d'azione con la Turchia, è invece in partenza per Berlino ed Ankara, dove lo attendono numerosi incontri. Il numero dei profughi in arrivo in Europa "continua ad essere relativamente alto nonostante risultati incoraggianti. Siamo lontani dall'essere soddisfatti", spiega. Per questo "occorre ancora lavoro".
Nei giorni scorsi il segretario di Stato agli Interni tedesco Ole Schroeder, in trasferta a Bruxelles con gli esponenti dei governi danese e svedese, aveva evidenziato che "la media degli arrivi" nel suo Paese "continua ad essere di 3.200 migranti al giorno". O si applicano le misure a 28 - aveva messo in guardia - o i Paesi faranno da soli".
"Ho qualche comprensione per Paesi come la Svezia - dice Juncker - perché porta un peso enorme". Ma ribadisce: "la risposta non sono i controlli". "Ridurre considerevolmente il numero degli arrivi", attualmente a "livelli inaccettabili" è uno dei "risultati concreti" che Rutte punta a portare a casa durante il periodo di presidenza. Per questo tutte "le energie devono essere concentrate nel far funzionare il piano d'azione con la Turchia". 

Con la convenzione di Schengen si fa riferimento a un trattato che coinvolge sia alcuni Stati membri dell'Unione europea sia Stati terzi. Oggetto del trattato è il controllo delle persone, che non va confuso con i controlli doganali sulle merci, anche se portate sulle persone (controlli doganali). I controlli doganali sono stati aboliti tra gli Stati Membri della UE dal 1º gennaio 1993 (caduta delle frontiere).
Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nelTrattato sull'Unione europea (meglio noto come Trattato di Maastricht).
Gli Stati membri che hanno deciso di non aderire all'area "Schengen" (nome con cui i Paesi membri del trattato in questione indicano l'insieme dei territori su cui il trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l'Irlanda, in base a una clausola di opt-out.
Gli stati terzi che partecipano a Schengen sono Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.
Complessivamente, 26 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen) tramite sottoscrizione diretta. A questi si aggiungono il Principato di Monaco, che fa parte dell'Area Schengen tramite la Francia, oltre a San Marino e Vaticano che fanno parte di Schengen di fatto in concomitanza con l'entrata in vigore degli Accordi di Schengen in Italia: con essi il numero degli Stati componenti l'area Schengen sale a 29.
Inoltre Cipro, Croazia, Romania e Bulgaria hanno sottoscritto il trattato, ma per essi non è al momento ancora in vigore, poiché non hanno ancora attuato tutti gli accorgimenti tecnici previsti nella pratica; in via provvisoria, mantengono tuttora i controlli alla frontiera delle persone.


 
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