Unioni civili e la piazza anti-Cirinnà. Galantino smentito da Pasolini e quei vulnus dei cattolici

08 gennaio 2016 ore 11:42, Fabio Torriero
Bagnasco vs Galantino. Piazza vs inciucio “Cei-Renzi”. Il tema non si limita all’uso di uno strumento (la piazza), che non va assolutizzato, non deve diventare una religione, ma questo sì, va considerato come una indispensabile risorsa a disposizione della base cattolica e non, da affiancare ad altri strumenti (come la lobbing parlamentare, la pressione movimentista, l’impegno culturale, i soggetti politici di riferimento etc), che tutti insieme concorrono a definire le forme e i contenuti di una presenza. Ma scendere di nuovo in piazza in concomitanza col voto di fine gennaio al Senato, è fondamentale. E molto utile. Non a caso, infatti, dopo la grande manifestazione del 20 giugno dell’anno scorso, il premier Renzi disse ai suoi, a proposito delle unioni civili (Ddl Cirinnà), se dovesse tener conto della piazza anti-gender o della Cei. Segno evidente che l’associazionismo storico-istituzionale cattolico, controllato dalle gerarchie, era (ed è) finito. O meglio, stava e sta perdendo mordente presso le istituzioni e lo stesso mondo cattolico. Mondo diviso com’è ormai, tra l’anima dialogante con la “società radicale di massa”, del relativismo etico, del pensiero unico, che l’attuale governo sta costruendo, smontando pezzo dopo pezzo i valori fin qui identitari del popolo italiano (famiglia arcobaleno, droghe leggere, ius soli, doppio cognome, adozioni gay etc), e l’anima della Chiesa ritenuta medioevale, barricadera e conflittuale.

Unioni civili e la piazza anti-Cirinnà. Galantino smentito da Pasolini e quei vulnus dei cattolici
L’argomento vero, che bisogna approfondire invece, è lo “spazio pubblico”
che i cattolici devono tornare ad occupare, come già aveva auspicato papa Benedetto, superando quel complesso da Stato confessionale che i laicisti di casa nostra hanno costruito a tavolino nelle coscienze di troppi credenti. Cosa si intende per spazio pubblico? I cattolici, in proposito, vivono due anomalie dure a scrostarsi, due vulnus: il privatismo e la mancanza di una cultura di governo (ricordando che la politica è, concetto ribadito da papa Francesco, la più alta forma di carità). Cos’è per il cattolico lo spazio pubblico? Purtroppo sembra essere quella parte inutile che ruota tra la famiglia (perfetta) del Mulino Bianco, il passeggino e la strada per andare in Chiesa. Tutto il resto non esiste: i cattolici, al massimo, si chiudono in dimensioni intimistiche di fede (legittimo ma non sufficiente), vivono nel proprio recinto domestico, educano i loro figli, li mandano, se possono, a scuola privata (legittimo, ma non sufficiente). Lo Stato, in tutto ciò, è assente, ostile, indifferente, estraneo. Non bisogna scomodare Augusto Del Noce o Renzo De Felice per dire che il cattolico pensa unicamente alla comunità e non al pubblico, o alle istituzioni. Colpa del Risorgimento (l’usurpazione liberale)? Della Dc, che ha solo pensato al potere e non a governare, affrontando, come avrebbe dovuto, con i comunisti la sfida culturale e antropologica, e relegando la cittadinanza a egoismo individualista? Il rapporto del cattolico tra la missione universale delle fede e l’appartenenza storica (la patria come terra dei padri e comunità di destino) è ambiguo e controverso. 
Eppure la religione cattolica per l’Italia non è soltanto una confessione (sulla carta ancora maggioritaria), è parte integrante e fondativa della nostra identità nazionale. Giovanni Paolo II si è espresso in modo estremamente chiaro su questo punto. Il cattolico oggi deve capire che stiamo dentro una Repubblica parlamentare: le leggi (sbagliate) fanno costume, i figli frequentano altri figli, altre famiglie, siamo tutti in relazione, esiste la società condizionata dal male, i figli vanno a scuola (la scuola del regime laicista, che confonde laicità con ateismo). Non può fare come lo struzzo, vivendo in una specie di contro-società virtuale e parallela a quella vera. La dimensione pubblica della testimonianza cristiana è imprescindibile, specialmente in un momento di grande scontro come questo, dove il pensiero unico sta mettendo in piedi un’altra umanità, fondata sulla mistica di diritti, su un’altra religione che mira a sostituire il vero col falso. La società Frankenstein, del desiderio compulsivo. La misericordia non c’entra, riguarda semmai le modalità dell’azione e della comunicazione cattolica; qui, al contrario, è in ballo il rapporto del cattolico con la verità, e con un mondo che deve adattarsi al Vangelo e non viceversa. E’ dal privatismo e dalla mancanza di cultura di governo che nascono ad esempio, proposte tipo la fiscalità per la famiglia. Battaglie importanti (il quoziente familiare), per carità, che però non vanno collegate alle battaglie antropologiche, ai valori non negoziabili, o peggio, essere merce di scambio: i cattolici svendono le unioni civili, le adozioni gay; in cambio ottengono qualche prebenda economica dallo Stato. Soluzione che conferma i danni del privatismo: Stato indifferente, che serve soltanto a elargire finanziamenti (un’eterna mammella da mungere) e masochismo cattolico. Messa così la battaglia cattolica si trasformerebbe unicamente in una battaglia economica e pauperistica di stampo marxista. Non siamo mica ai tempi della Teologia della Liberazione, però. La povertà delle famiglie (priorità legittima) va inserita nel quadro della dottrina sociale della Chiesa e comunque è subordinata alla priorità valoriale e antropologica. E poi, senza un obiettivo alto, mirato a ricristianizzare la società, a quali famiglie si darebbero i soldi? A quelle attuali? Questo lo può fare benissimo un qualsiasi partito o addirittura la massoneria, assai efficace nelle azioni caritatevoli. Tornano alla mente le parole illuminatissime di Piero Paolo Pasolini (ne i suoi Scritti Corsari): il perfetto consumatore non può che essere abortista e divorzista. E oggi, aggiungo sulla sua scia, il perfetto consumatore non può che essere per i figli che si comprano e gli uteri che si affittano. Per Pasolini il nuovo fascismo era (ed è) l’omologazione repressiva (finto-tollerante e democratica) dell’edonismo di massa, del consumismo e del relativismo etico, che non hanno più bisogno del cristianesimo. E se la Chiesa doveva salvarsi (invito accorato del regista nel 1974), doveva passare all’opposizione del consumismo. Fiscalità, finanziamenti alle famiglie oggi vogliono dire dare soldi, nella maggior parte dei casi, a famiglie (reali e potenziali) “degradate” in tutti i sensi, che al massimo coi soldi vorrebbero andare in vacanza al mare in qualche villaggio vacanze. Senza contare poi, che ci sarebbe l’amministrazione progressista di turno che in omaggio alla democrazia e alle pari opportunità, pretenderebbe i finanziamenti pure alle “altre” famiglie, inaugurando con tal modo la via fiscale alle unioni gay (sommandosi alla via legale). E’ questo l’autogoal che vogliono i cattolici? Riassumendo: tornare in piazza contro Ddl Cirinnà, far sentire a Renzi il fiato sul collo dei cattolici e preparare le condizioni per una presenza pubblica capace di affermare i valori naturali della società italiana a 360 gradi con continuità d’azione
Altrimenti anche la piazza anti-gender rischierebbe di essere l’ulteriore, definitivo, prolungamento di quel privatismo sterile dei cattolici: si muovono soltanto quando vengono toccati i loro figli, e non per “disegnare cristianamente” la società.
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