Flessibilità bocciata dalla Ue, torna la Troika e una manovra di primavera?

08 gennaio 2016 ore 11:59, Luca Lippi
E mentre la Legge di Stabilità ha già messo in conto la Flessibilità allargata senza che la Ue l’abbia mai autorizzata, ora la Commissione a muso duro cerca di rimettere a posto le cose cercando di porre un limite all’arroganza. Non bisogna per questo biasimare “l’arroganza” del governo italiano circa alcune pretese, non sempre rovesciare le scrivanie è solo vandalismo,in questo caso è una rivendicazione di sovranità ineccepibile, tuttavia ci sono regole condivise da rispettare e poi ci sono “le maniere” o il protocollo da rispettare, e questa è una visione politica. Comunque sia, l’Ue si è indispettita e il Presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è tornato a chiudere la porta alle richieste del governo Renzi con un secco “flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagerare”. Cominciamo spiegando a chi sfugge il concetto, cos’è la “flessibilità”.

Flessibilità bocciata dalla Ue, torna la Troika e una manovra di primavera?
Nel patto di stabilità che è un accordo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell'Unione europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (Eurozona) cioè rafforzare il percorso d’integrazione monetaria intrapreso nel 1992con la sottoscrizione del trattato di Maastricht. Fra i punti fondamentali c’è che il  disavanzo statale non deve essere superiore al 3% del PIL (rapporto deficit/PIL < 3%) e il secondo punto che il debito pubblico sia al di sotto del 60% del PIL (o, comunque, un debito pubblico tendente al rientro) (rapporto debito/PIL < 60%). 
Questo comporta una tabella di marcia per allinearsi che è piuttosto rigida e deve essere rispettata, ovviamente le modalità del rientro nei parametri sono state concordate e sottoscritte, quindi non si configurerebbe nessuna costrizione particolare. Con l’incedere della crisi economica, la Commissione ha concesso una “flessibilità” stabilendo delle deroghe ma che comunque devono rispettare dei limiti, anche questi  concordati sottoscritti e accettati. Il presidente Jeroen Dijsselbloem sta dicendoci che stiamo esagerando con la forzatura degli accordi concordati e sottoscritti, a tale proposito aggiunge: “L’Italia ha chiesto varie flessibilità: per le riforme strutturali, per gli investimenti, per i migranti. Dipende dalla Commissione Ue. L’unica cosa che posso dire è: non spingiamo. Non si può esagerare”. In questo modo ha chiuso le porte alle richieste del governo che nei fatti già nel computo delle coperture della Legge di Stabilità avrebbe “speso” la flessibilità che oggi Dijsselbloem sta negando (come avevamo previsto) procurando lo sconcerto dell’Italia e la reazione con la dimissione dell’esperto giuridico Carlo Zadra a causa di contrasti con il capo gabinetto Martin Selmayr. Motivo ufficiale la scelta di Michael Shotter come "coordinatore strategico" delle materie a lui affidate, tra cui le migrazioni. Ovviamente una situazione di questo genere non è solo una questione di prestigio, ma una dura presa di posizione politica che recede ogni rapporti di “cordialità” fra l’Italia e l’Ue. “C’è molta flessibilità nelle regole Ue, e la Commissione l’ha esplicitamente chiarita” nella comunicazione dello scorso anno. Ma “la Commissione farà una valutazione ex post” sull’ammissibilità delle richieste italiane, che in tutto valgono l’1% del Pil nazionale: circa 16 miliardi di euro.
A questo punto la manovra correttiva è alle porte, e come il solito, Padoan ha avuto ragione anche se ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Già che i costi per la collettività aumentano comunque, e già che le clausole di salvaguardia non si sono potute cassare ma solamente rinviare, tanto valeva lasciare le cose come stavano e aumentare l’Iva che alla fine è il balzello più democratico che ci sia, tanto quello che è stato tagliato da una parte deve necessariamente rientrare da un’altra, ora con la manovra di primavera (mancando diversi miliardi all’appello dopo la porta in faccia della commissione, è piuttosto evidente che ci hanno regalato un paio di scarpe da 200 euro e mentre stiamo scartando il dono ci chiedono in prestito 500 euro! evitiamo di fare i conti bastano i concetti generali, chi ci segue non rimarrà sorpreso di quanto sta accadendo.

autore / Luca Lippi
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