Mattarella festeggia il Tricolore, recupera un simbolo antico e lo rende multirazziale

08 gennaio 2016 ore 12:06, Americo Mascarucci
"Il Tricolore italiano, che i costituenti hanno voluto come vessillo della Repubblica, è simbolo di unità del nostro Paese, nel processo storico nazionale che ha portato prima alla costruzione dello Stato unitario, poi alla sua rinascita su basi democratiche e di libertà.
Nella Giornata nazionale della Bandiera, a 219 anni della proclamazione del Primo Tricolore d'Italia, intendo sottolineare come questo tratto identitario costituisca per tutti noi un patrimonio irrinunciabile di valori, di significati, di radici comuni".
E' quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella partecipando alle celebrazioni dell'anniversario della proclamazione del Primo Tricolore d'Italia avvenuta quando non esisteva lo stato unitario e da nord a sud nascevano e si sviluppavano i moti rivoluzionari che avrebbero poi contraddistinto il Risorgimento italiano rendendo possibile il processo di unificazione italiano.
Mattarella ha avuto la capacità di recuperare il Tricolore nel suo significato originale, riadattandolo al presente e rendendolo un simbolo di integrazione e di multiculturalismo evidenziando come in esso "debbano riconoscersi tutti gli italiani, anche i nuovi italiani" con riferimento agli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza.
Eppure non sempre tutti gli italiani si sono riconosciuti nel Tricolore e non stiamo parlando degli immigrati ma di italiani nati e cresciuti nel nostro Paese che per troppo tempo per ragioni ideologiche hanno rifiutato un senso di identità e di nazionalismo considerati valori prettamente  "di destra".

Mattarella festeggia il Tricolore, recupera un simbolo antico e lo rende multirazziale
Ai tempi della "guerra fredda" quando il mondo era diviso in blocchi contrapposti, soltanto una parte dell'Italia guardava con orgoglio al Tricolore mentre l'altra, quella comunista si riconosceva in un'altra bandiera, la "bandiera rossa" della falce e martello che veniva sventolata nei congressi e nelle piazze della sinistra al posto della bandiera "bianca, rossa e verde". Il Tricolore poi nell'immediato dopoguerra aveva il torto di essere diventato a Trieste il simbolo dell'italianità contro il tentativo di Tito di annettere la città alla Jugoslavia nonostante questo fosse l'auspicio anche del Pci italiano. Poi negli anni novanta è arrivata la Lega di Bossi a "sputare" sulla bandiera italiana, sostituita dal sole delle Alpi e da altri simboli in stile celtico. 
Va detto che un contributo fondamentale alla riscoperta dell'orgoglio nazionale, del patriottismo e del Tricolore come simboli di unitarietà lo ha dato all'inizio del nuovo millennio l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, inculcando negli italiani quel senso di appartenenza alla patria comune che per troppi anni si era perso. E così oltre a vedere i Tricolori sventolare in ogni occasione utile, si è assistito persino ad un fatto inedito, ossia la riscoperta dell'Inno di Mameli, a lungo disprezzato, denigrato e rifiutato e oggi cantato e suonato all'inizio di ogni cerimonia.
Mattarella dunque sembra proseguire nel solco dei suoi predecessori anche se il suo essere democristiano poteva far temere un cambio di marcia. Perché furono proprio i Presidenti democristiani, Scalfaro su tutti, a "rinnegare" quelle tradizioni, come la Festa del 2 giugno e la parata delle forze armate ritenute un tempo "prove di forza e di ostentazione militaresca", oggi invece simbolo dell'orgoglio italiano. 

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