Strade piene e musei vuoti: benvenuti a Roma

08 giugno 2013 ore 13:48, Alfonso Francia

Strade piene e musei vuoti: benvenuti a Roma
Chiunque frequenti per lavoro le bellezze artistiche e archeologiche di Roma se lo aspettava, ma la pubblicazione dei crudi numeri è comunque da mani nei capelli: nel 2012 i musei della Capitale hanno ospitato 3,6 milioni di visitatori, contro i 25 milioni di Londra e i 24 di Parigi. Persino Instanbul fa di meglio con 7 milioni di ingressi.

L’ennesima impietosa fotografia dello spreco del patrimonio culturale italiano è stata scattata dal Fai e da Italianostra durante un incontro eloquentemente intitolato: “Roma: non c’è economia senza cultura”. All’appuntamento ha partecipato anche Andrea Carandini, che oltre a essere il presidente del Fai è uno degli archeologi italiani più conosciuti al mondo: sua la scoperta alle pendici del Palatino di quella che dovrebbe essere la cinta muraria dei tempi di Romolo. Lo scarso successo dei musei romani è in contrasto con il tutt’altro disprezzabile flusso di turisti che hanno visitato la città nel 2012 (23 milioni contro i 29 della regina Parigi). Questo significa che una bassissima percentuale di viaggiatori si ferma, durante la vacanza nella città eterna, ad ammirare le incredibili collezioni di antichità custodite a Palazzo Altemps, a Palazzo Massimo e alle Terme di Caracalla. Il dato diventa ancor più duro da mandar giù se si pensa che Roma ha il doppio dei musei e dei monumenti statali di Parigi e dieci volte quelli di New York ed è l’unica grande città al mondo il cui centro storico sia riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Purtroppo i turisti spesso non sanno quali sono i siti che meritano di essere conosciuti e finiscono con l’accontentarsi di una passeggiata ai Fori Imperiali e l’immancabile giretto al Colosseo. Capolavori assoluti dell’arte antica custoditi a Roma devono aspettare di essere prestati a un museo straniero per ottenere l’attenzione che meritano. È il caso del bellissimo Pugilatore a riposo, una statua bronzea conservata da decenni a Palazzo Massimo e finita solo oggi agli onori delle cronache per essere esposta in questi giorni al Metropolitan Museum a New York. Di fronte a questi dati il tono di Carandini è combattivo ma desolato: «Ho 75 anni e lavoro a Roma da una vita. Non uno dei miei sogni archeologici si è realizzato». La radice del problema è una classe dirigente, politica e non, che continua a considerare la cultura come un peso che frena lo sviluppo dell’Italia invece che un’imperdibile occasione per favorire la crescita dell’economia: «L'ambiente, la cultura, il paesaggio, la storia e l'arte non vengono mai indicati come priorità. Anche nei programmi di questo Governo non si è spesa una parola su questi temi. Questa è una classe dirigente che si è formata sull'industrialismo ma a Roma l'88% dell'occupazione è fornita dai servizi e del terziario nessuno si occupa. Lo sviluppo oggi è in questo settore». «La cultura è un investimento e non un costo», rincara il presidente di Italia Nostra Marco Parini. «Tutto quello che l’Italia esporta, tutto quello per il quale è famosa, è derivato dall’opera di ingegno». Ci si sforza comunque di vedere la metà vuota del bicchiere: lo scorso anno il numero dei turisti è aumentato del 4,2% rispetto al 2011, e le stime dei primi sei mesi del 2013 sono positive. Occorre indirizzare questo flusso di persone, anche per il bene di quei 141mila romani che lavorano nel settore producendo un indotto di 9,5 miliardi di euro l’anno. Fai e Italianostra propongono di valorizzare il potenziale economico delle bellezze artistiche e archeologiche con l’aumento degli investimenti che il Comune dedica al settore, oggi un misero 2,2% del bilancio quando nel 2002 si era oltre il 4%. Una parte del denaro potrebbe essere recuperato distraendo parte dei fondi recuperati con la tassa di soggiorno, che nel 2012 ha fruttato 53 milioni di euro. Insomma, come sintetizza Carandini, «una volta toccato il fondo possiamo sperare di cominciare a risalire». Per farcela l’aiuto del Campidoglio, chiunque sarà il nuovo sindaco, è indispensabile. Il cambiamento di atteggiamento da parte dell’amministrazione servirà da esempio per la cittadinanza, generalmente ignara del valore dei tesori d’arte nascosti ovunque nelle strade della capitale.
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