Deutsche Bank, cosa c'è dietro le dimissioni degli Ad

08 giugno 2015, Luca Lippi
Deutsche Bank, cosa c'è dietro le dimissioni degli Ad
Gli amministratori delegati di Deutsche Bank, Anshu Jain e Jurgen Fitschen ieri hanno annunciato le loro dimissioni.

Non è possibile ignorare una notizia simile, oltretutto solo il mese scorso avevamo fatto riferimento a una situazione particolarmente grottesca che metteva a confronto la consistenza del sistema bancario tedesco con quello italiano, con il secondo che ne esce assai più “pulito” oltreché solido patrimonialmente.

Effetto delle dimissioni per Anshu Jain, il 30 giugno; prevista la sua sostituzione già dal 1 giugno da John Cryan (ex direttore finanziario di UBS e attualmente membro del consiglio di sorveglianza di Deutsche Bank). Le dimissioni di Fitschen si prevedono in concomitanza della conclusione dei lavori dell’assemblea annuale di Deutsche Bank prevista a maggio 2016.

Jain e Fitschen si trovavano da qualche tempo al centro della critica degli azionisti. Colpa, negli anni, dei risultati finanziari di Deutsche Bank sono stati deludenti? La banca è stata inoltre coinvolta in alcune operazioni considerate a rischio, con risultato che il titolo “Deutsche Bank” ha di conseguenza registrato una debole performance. Dall'inizio del 2014 Deutsche Bank ha perso circa il 12%, nello stesso intervallo l'indice DAX è invece salito del 17%.

Questo è stato sufficiente per far sì che nell’assemblea generale del 21 maggio ultimo scorso il sostegno agli amministratori fosse stato il più basso mai registrato nella storia di Deutsche Bank, esattamente il 61%.

In realtà, la ragione che va oltre il risultato di gestione degli ormai “ex” amministratori uscenti è nello specifico quanto fatto rilevare dal futuro amministratore unico di Deutsche Bank (John Cryan),  come la vicenda di un presunto caso di riciclaggio di denaro sporco da parte di alcuni clienti russi della banca.

Questo è il caso “scomodo” per la banca con sede a Francoforte che è assai peggiore delle due multe inflitte all’istituto di credito (una di 2,51 miliardi di dollari da parte delle autorità statunitensi e un’altra di 344 milioni di dollari da parte del Regno Unito), per il caso “Libor”.

Difficoltà anche per i tedeschi che cominciano a fare intravedere qualche “crepa” nel cuore del loro sistema finanziario.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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