Ma quale crescita: vent'anni per tornare ai livelli del 2007

08 giugno 2015, Luca Lippi
Ma quale crescita: vent'anni per tornare ai livelli del 2007
Leggiamo il comunicato del centro studi di CONFCOMMERCIO: Ripartono i consumi ad aprile, crescita pari allo 0,5% rispetto a marzo, la più elevata degli ultimi due anni, incremento dello 0,8% tendenziale. Il dato dell'ultimo mese sembra indicare la possibilità di una ripresa dei consumi più accentuata rispetto a quanto rilevato fino ad oggi. Il quadro complessivo, seppure caratterizzato da molti segnali di miglioramento, presenta, comunque, alcuni elementi d'incertezza.

In estrema sintesi il comunicato di CONFCOMMERCIO dice che va tutto bene, poi però comincia con la lista dei “sarebbe” dei “dovrebbe” e dei “potrebbe”.

La ciliegina sulla torta è la seguente: “per ridurre i tempi di recupero di circa 6-8 anni sarebbe necessario un tasso di crescita doppio rispetto a quello rappresentato nel nostro scenario di previsione per il 2015-16, valori che, però, la nostra economia non sperimenta da molto tempo. L'attivazione rapida delle riforme strutturali, il consolidarsi di un diffuso clima di fiducia favorevole e una credibile politica fiscale distensiva renderebbero questa sfida alla portata del nostro paese”. Tradotto: la macchina sembra nuova ma senza benzina non cammina.

L’anticipo sulla attendibilità di certi dati è stata trattata appena 5 giorni fa, e giustamente anche CONFCOMMERCIO mette le spalle al muro inserendo nel documento questo passaggio: “Le dinamiche attese per il biennio favoriranno solo un moderato recupero di quanto perso negli anni della recessione in termini di produzione di ricchezza, di reddito disponibile e di consumi delle famiglie. In valori pro capite, tra il 2007 e il 2014 gli italiani in media hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% per il Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell'11,3% per i consumi. 

Ipotizzando per il Pil, i consumi ed il reddito disponibile una variazione di lungo periodo analoga al tasso medio annuo di variazione delle nostre previsioni macroeconomiche (1,25% per il Pil, 0,95% per i consumi dei residenti e 1,05% per il reddito disponibile) ed una variazione della popolazione in linea con le stime prodotte dall'Istat negli scenari di lungo periodo (+0,2% annuo), solo tra quindici anni circa si tornerà ai valori del 2007: prima il Pil pro capite intorno al 2027, poi la spesa delle famiglie (al 2030) e, ultimo, il reddito disponibile (intorno al 2032)”.

Noi abbiamo previsto 20 anni per tornare a valori vicini al 2007 (quindi nel 2035 saremo tornati al 2007) mentre CONFCOMMERCIO dice la stessa cosa segnando “l’arrivo al punto di partenza” (sempre il 2007) nel 2030. 

La sostanza non cambia in termini assoluti, cambia però la tenuta di certe “pratiche” nel sostenere l’insostenibile; che senso ha gioire di avere salvato uno sgabello malconcio da un rovinoso incendio dove abbiamo perduto un intero fabbricato?  Oltretutto dopo vent’anni di costosissime e deprimenti ricerche fra le macerie. Il mancato guadagno e il costo del mancato lavoro per 20 anni chi lo calcola?


autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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