Turchia, ora il sultano Erdogan è (solo) presidente della Repubblica

08 giugno 2015, Americo Mascarucci
Turchia, ora il sultano Erdogan è (solo) presidente della Repubblica
La Turchia dunque volta le spalle ad Erdogan? Sembrerebbe proprio così almeno a giudicare dai risultati delle elezioni politiche che hanno registrato una dura battuta d’arresto per il partito dell’ex premier e oggi capo dello stato Recep Erdogan. 

L’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ha infatti perso la maggioranza assoluta e una settantina di deputati. Vince il partito filo curdo che per la prima volta vede eletti propri esponenti in Parlamento. Esultano i partiti laici di opposizione che vedono così scongiurato il progetto della repubblica presidenziale propugnato da Erdogan da realizzare attraverso una modifica costituzionale che però, in base ai numeri usciti dalle urne, non sarà possibile ottenere. 

L’Akp pare non riceverà nessun appoggio dai filo curdi, nonostante le aperture che lo stesso Erdogan ha mostrato in questi ultimi tempi nei confronti delle minoranze etniche. I nostri lettori sanno perfettamente che non abbiamo mai partecipato al tiro al bersaglio nei confronti dell’ex primo ministro soprattutto nei giorni caldi delle proteste di piazza Takir. Questo perché Erdogan aveva sempre vinto democraticamente le elezioni e quindi aveva il pieno diritto di realizzare il proprio programma di governo, anche se quel programma fra i suoi punti principali includeva una sorta di nuova islamizzazione della società. 

E oggi di fronte ai risultati delle elezioni politiche appare ancora più evidente come in Turchia il sistema democratico funzioni, anche senza l’intervento dell’esercito auspicato da più parti con la pretesa di bloccare le riforme filo islamiche dell’Akp. Nonostante l’autoritarismo di Erdogan che negli ultimi anni ha tentato di limitare drasticamente le libertà democratiche mettendo la museruola alla stampa, ai social network e tentando anche di bloccare le inchieste scomode della magistratura, il popolo turco alle urne ha dimostrato chiaramente di avere la maturità per non lasciarsi egemonizzare vita natural durante, di non sognare affatto quel sultanato più volte pronosticato dal presidente. 

Eh sì, perché dietro il progetto della repubblica presidenziale c’era proprio l’idea di favorire l’ascesa dell’uomo solo al comando, limitando l’attività del parlamento in favore di un potere quasi assoluto e sconfinato del presidente. Adesso ci verranno a raccontare che la sconfitta dell’Akp è determinata dal desiderio dei turchi di non ritrovarsi in una repubblica islamica dove alle donne è imposto di portare il velo, agli uomini è proibito consumare alcolici e dove aborto, omosessualità, prostituzione sono reati gravi. 

Forse più semplicemente dopo tredici anni di ininterrotto potere dell’Akp, gli elettori turchi come avviene normalmente ovunque hanno avvertito il bisogno di un cambiamento stanchi della stessa offerta politica. Poi c’è anche l’inevitabile sfiducia che monta nei confronti di chi governa soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà e la Turchia in questo momento non sta certo vivendo un periodo d’oro con le zone confinanti della Siria conquistate dall’Isis e l’esodo sempre più massiccio di profughi curdi alle frontiere. 
Una situazione che lo stesso Erdogan ha determinato con una politica estera molto ambigua. Dopo aver fomentato le rivolte sunnite in Siria con l’obiettivo di favorire la caduta del regime dell’acerrimo nemico Bashar Al Assad, la Turchia ha continuato a sostenere sia politicamente che economicamente e militarmente i ribelli nonostante fosse chiaro a tutti come in questo modo si facesse e si faccia tuttora il gioco dell’Isis.  

E proprio i rapporti con l’Isis sono forse l’ombra più inquietante che pesa come un macigno su Erdogan. Perché mentre da un lato il presidente turco si è trovato costretto a correre ai ripari e fermare l’avanzata del Califfato per scongiurare l’esodo dei curdi in fuga dai territori occupati, dall’altro pare che i turchi continuino a foraggiare la rivolta anti-Assad e dunque l’Isis stessa. Un atteggiamento che rende la Turchia un partner del tutto inaffidabile all’interno della coalizione contro il terrorismo messa in piedi dagli Stati Uniti. Ad ogni modo lo spettro della dittatura sembra allontanarsi da Ankara dove difficilmente l’Akp potrà trovare alleati in Parlamento per cambiare la costituzione ed introdurre il presidenzialismo. 

Tanto i repubblicani che i nazionalisti e i filo curdi si sono detti indisponibili a collaborare alla realizzazione dei sogni tanto agognati da Erdogan. Da oggi il “sultano turco” dovrà accontentarsi di fare semplicemente il presidente della Repubblica con i poteri limitati che la costituzione gli riconosce. L’impero ottomano cui si è sempre ispirato il leader turco resterà (fortunatamente) soltanto un ricordo della storia.  
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