L'asse del Nord con Toti? Per cercare un Salvusconi

08 giugno 2015, Americo Mascarucci

E’ nato dunque il Berlusch-ini, o se preferite il Salv-usconi, ossia una sorta di mix fra l’uomo di Arcore e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini? 

L'asse del Nord con Toti? Per cercare un Salvusconi
Parrebbe di sì e l’emblema di questa unione pare vada identificato nel neo governatore della Liguria Giovanni Toti. Il portavoce di Berlusconi grazie in particolare alle spaccature interne al Partito Democratico, come profetizzato da Matteo Renzi è riuscito a conquistare la regione un tempo roccaforte dei due Claudio, Scajola a destra e Burlando a sinistra ed ora ha annunciato la volontà di stringere un asse del Nord con Roberto Maroni, governatore della Lombardia, e Luca Zaia fresco di riconferma alla guida della Regione Veneto. 

Un asse da costruire intorno ad un tema che più leghista non si può, ossia quello dell’immigrazione. 

Maroni ha proposto di tagliare fondi ai comuni del Nord che continueranno ad accogliere gli immigrati e la proposta è stata accolta favorevolmente tanto da Toti che da Zaia. Una salvinata in piena regola che non a caso segue di pochi giorni il duro attacco che il segretario della Lega ha lanciato all’indirizzo dei prefetti del Nord definiti “affittacamere” in seguito alla decisione di requisire alberghi e case inabitate per ospitare gli immigrati. Toti dunque si è rivelato molto meno moderato del già leghista Flavio Tosi sindaco di Verona che ha criticato la proposta di Maroni giudicandola anticostituzionale ed impraticabile. 

Il neo presidente della Liguria sarà così  l’uomo chiave del dialogo fra Salvini e Berlusconi? I due non si amano molto; l’ex Cavaliere è infastidito dalle continue alzate di testa del giovane segretario del Carroccio che sempre più frequentemente parla di lui al passato, come un oggetto da rottamare e da consegnare definitivamente al museo delle cere. E’ consapevole Berlusconi di come un centrodestra guidato da Salvini rischi di apparire poco appetibile agli elettori moderati che non amano i “Masaniello” né i tribuni dai toni spesso verbalmente violenti; ma sa perfettamente che Salvini sa intercettare molto bene il malcontento di un’opinione pubblica legittimamente indignata dal numero sempre più impressionante di profughi che giungono sulle nostre coste, rendendo precaria la sicurezza nazionale visto che sui barconi della disperazione rischiano di arrivare anche i terroristi. E allora non può permettersi il lusso di alzare la voce, tirare le orecchie a Salvini come ad un Pierino qualsiasi, o peggio ancora può pensare di rinunciare all’alleanza con un partito che è in crescita costante. 

Un lusso che può permettersi ancora meno di fronte ai deludenti risultati di Forza Italia e dei partiti di centro, ad iniziare dal Nuovo centrodestra di Alfano che continua ad essere il principale nodo del contendere fra gli azzurri e la Lega. Berlusconi è convinto che per vincere e battere Renzi sia necessario ricompattare tutte le forze di centrodestra compresi Alfano e Casini, che Salvini invece non vuole neanche sentire nominare. 

Del resto come potrebbe essere diversamente visto che proprio Alfano è il ministro dell’Interno e dunque l’esponente di governo più esposto sul tema dell’immigrazione? Toti dunque, che ha conquistato la Liguria proprio in alleanza con la Lega, apparirebbe in questo momento l’uomo del dialogo, l’interlocutore più accreditato nel cammino di avvicinamento fra il Carroccio e Forza Italia. Ma dietro a questo marcato filo leghismo del portavoce berlusconiano potrebbe anche nascondersi un secondo tentativo piuttosto insidioso per Salvini; ossia quello di costruire un asse privilegiato con i governatori del Nord, Maroni e Zaia, proprio per disinnescare la “mina” Matteo. Eh sì, perché entrambi sono stati in passato al governo con Berlusconi ed entrambi sono figure istituzionali che sanno ben distinguere la fase della propaganda da quella del governo. 

Insomma nuovi anti-Salvini cercasi in casa della Lega? Vista la recente esperienza di Flavio Tosi sfidare il segretario leghista sembrerebbe non portare molta fortuna, ma Berlusconi sa perfettamente che con il Carroccio non potrà alzare molto il prezzo; e qualora come annunciato Salvini insisterà nel chiedere elezioni democratiche per la scelta del futuro leader, all’ex Cavaliere non potrebbe restare altro che tentare di stoppare l’ascesa del segretario puntando su figure di profilo ma dal tenore meno lepenista. E chi meglio di Maroni e Zaia? Aspettare per credere, ma intanto non resta che augurare buon lavoro al “grande tessitore” Toti. 

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