Coalizione sociale, Mineo (Pd): "Io da Landini, anche se non è Podemos"

08 giugno 2015, Andrea De Angelis
Coalizione sociale non sarà un partito, ha ribadito il segretario della Fiom Maurizio Landini durante la presentazione a Roma, al centro congressi Frentani, del nuovo movimento politico. L’obiettivo non “sono certo mire personali”, ha sottolineato Landini, ma ripristinare la “cultura dei diritti” nel Paese. “Noi restiamo fuori dai partiti – ha spiegato – ma nelle battaglie e nelle lotte siamo pronti a confrontarci con chiunque per cambiare le leggi sbagliate”.

IntelligoNews ne ha parlato con il senatore democratico Corradino Mineo, tra i pochi politici che hanno partecipato alla presentazione...

Coalizione sociale, Mineo (Pd): 'Io da Landini, anche se non è Podemos'
Il giorno dopo la presentazione di Roma piovono critiche sulla Coalizione sociale di Landini. In particolare si parla di riciclati e mancanza di novità. Visto che lei ieri era presente, vuole rispondere a queste critiche?

«La cosa interessante consiste nel tentativo di un'organizzazione sindacale, in questo caso la Fiom, di costruire qualcosa di più vasto della sola azione di categoria». 

Qual è l'intuizione nuova di Landini?

«Landini ha capito che i metalmeccanici per contare non possono soltanto scioperare, contrattare e chiedere la legge sulla rappresentanza, ma è necessario che trovino istanze sociali. Faceva un esempio bellissimo ieri nel dire che quando si è reso conto che chi occupava le case era un metalmeccanico perché era in cassa integrazione e chi si lamentava era un altro metalmeccanico che, abitando accanto, vedeva la sua casa svalutata, ha capito che bisogna costruire una saldatura tra i due soggetti. Questa è la cosa innovativa: stare dentro al sindacato, ma al tempo stesso uscire dal recinto per trovare soluzioni». 

Landini ha parlato di "cultura di diritti", ma ha anche detto che è "una menata di Renzi" dire che sta a sinistra del Pd...

«Posso dirlo in modo un po' brutale? Da giornalista ancor prima che da politico sento che bisogna fare uno sforzo perché il racconto che si fa della società è miserrimo, poverissimo se è tutto dentro il teatrino della politica. Pensiamo a come i giornali raccontano la vicenda della scuola: quello fa un dispetto all'altro che apre a un altro ancora. Ma per carità! Lì c'è stato un grande movimento. Landini pone un tema alla nostra attenzione: la sinistra di cui parla Renzi più che una realtà che vuole cambiare le cose è uno status. Quelli che per tanti anni sono stati un pezzo del ceto politico italiano.
Questo status Renzi lo ha ereditato, se ne considera l'amministratore delegato e afferma che solo con lui la sinistra potrà vincere. Ma in questo modo il rapporto tra sinistra e destra non ha nulla a che vedere con quello che ad esempio diceva Bobbio, l'uguaglianza contro la disuguaglianza».

Quindi è una scelta ben precisa quella di non schierarsi a sinistra?

«Landini, come prima di lui i greci e gli spagnoli con Podemos, non parla più di destra e sinistra, ma di uguaglianza e disuguaglianza, degli ultimi, della cultura dello scarto, come fa anche Papa Francesco. Se invece il racconto sui media è tutto dentro il teatrino della politica ecco che questa posizione sembra strana». 

Il segretario della Fiom potrebbe fare un percorso simile a quello di Podemos? 

«No, questo non l'ho detto. Podemos è partito da un'emergenza sociale e poi ha presentato le liste, mentre Landini non vuole proprio presentare le liste, ma costruire un grande movimento sociale nel Paese».

Chi deciderà cosa?

«Il modo di trasferire tutto questo in decisioni si vedrà, non è detto che saremo sempre d'accordo io e Landini, ma in questo momento come osservatore, ma anche come piccolo protagonista della battaglia politica del momento vedo più utilità in questo discorso che nello stanco rappresentare i dispettucci delle varie componenti del Pd in Direzione, affidato ai retroscenisti, cioè a persone che si prendono la pillola più o meno avvelenata del premier e la usano come scimitarra per tagliare le teste di chi non ci sta».

Possiamo affermare che Mineo era da Landini perché può ispirare l'agenda futura del centrosinistra?

«Landini sta cercando di organizzare la protesta sociale, di questo il Paese ne ha un grande bisogno. Pensiamo alla Turchia: senza una straordinaria protesta sociale, al costo di una repressione feroce, non ci sarebbe stato la sconfitta del sultano Erdogan. Anche se, parlando alla Renzi, si può dire che ha vinto perché ha pur sempre il 40% dei voti. Senza una protesta sociale contro i licenziamenti e gli sfratti non ci sarebbe stato Podemos. Landini non si pone il problema di fare un partito, ma vuole essere protagonista della protesta sociale e chiede ascolto. E io sono d'accordo». 


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