Jeremy Irons (L’uomo che vide l’infinito): "Fare l’attore è come giocare a tennis"

08 giugno 2016 ore 16:48, intelligo
di Luciana Palmacci 

In ‘L’uomo che vide l’infinito’, al cinema dal 9 giugno, interpreta il celebre matematico inglese del Trinity College di Cambridge Godfrey Harold Hardy, che nel 1913 ricevette una lettera dallo sconosciuto Srinivasa Ramanujan (l’attore Dev Patel), giovane autodidatta indiano che si sarebbe rivelato uno dei geni della matematica del Novecento. Stiamo parlando di Jeremy Irons, 67 anni, attore inglese dalla memorabile carriera che in un’intervista ha confessato cos'è veramente per lui la recitazione. “Fare l’attore è come giocare a tennis” dice “ti alleni tutti i giorni, ti prepari a rispondere a qualsiasi colpo dell’avversario, ma poi quando sei sul campo a giocare, affronti solo un punto alla volta. E alla fine il pubblico che ha guardato lo spettacolo magari ti dice che hai giocato una partita memorabile: tu ci ripensi e ti ricordi che una battuta, una scena del film, è stata come un passante lungo linea straordinario”. 
Jeremy Irons (L’uomo che vide l’infinito): 'Fare l’attore è come giocare a tennis'

Una scena o battuta ben fatta è come una palla andata a segno, e chissà se ‘L’uomo che vide l’infinito’, ennesimo film su un altro genio della storia dopo "A Beautiful Mind”, "The Imitation Game" e la "La teoria del tutto", colpirà a tal punto lo spettatore. 
Che ne pensa l’attore di tutti questi scienziati immortalati sul grande schermo? In mondo dove siamo circondati dall'elettronica, Internet e social network “questi personaggi” ha detto “sono in qualche modo sempre più rilevanti nell'epoca in cui viviamo. I computer sono stati inventati con la promessa di farci lavorare meglio e darci più tempo libero, ma purtroppo è vero il contrario. Sarà perché sto invecchiando, ma la vita sta diventando troppo veloce e fondata su valori sbagliati”. 

Il film in uscita racconta una storia quasi surreale di un giovane che senza laurea né una grande istruzione che riuscì a intuire passaggi matematici ancora sconosciuti agli inizi del ‘900. Non si tratta soltanto di studio, quindi, ma anche di vero intuito, un modo diverso di vedere la vita, perché, come dice nel film: “Il mondo è fatto a schemi, devi solo capire che tipo di schema sia”. L’autodidatta Srinavasa Ramanujan, questo il nome del giovane indiano matematico protagonista del film, per far conoscere al mondo la sua mente, si lasciò alle spalle l'amata sposa Janaki per intraprendere un lungo viaggio che lo portò a Cambridge. Il suo desiderio era condividere le proprie formule col professore Harold Hardy (Jeremy Irons), che contrariamente a quanto pensavano alcuni suoi colleghi, convinti che fosse un ciarlatano, intuì la genialità di Ramanujan cambiando per sempre la storia della matematica pura. 
Nel film Hardy svolge un ruolo quasi paterno con Ramanujan aiutandolo per il meglio, e a un ulteriore domanda a Irons su come sia il rapporto reale con suo figlio Max, anche lui attore, risponde: “Riesco a dargli pochi consigli perché il business è completamente cambiato rispetto a quando ero giovane io. Ascolta più i suggerimenti del suo agente che dei suoi genitori, e lo capisco perché non è facile riuscire a farsi notare con due genitori così ingombranti. Lo appoggio ma lo ritengo libero di fare le sue scelte”.
autore / intelligo
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