Settore calzature in allarme: ripresa lontana, si punta all'export

08 giugno 2016 ore 13:59, intelligo
di Luciana Palmacci 

Il settore calzaturiero in Italia è il classico esempio di “saper coniugare cultura con capacità industriale”, queste le parole del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia all'assemblea annuale di Assocalzaturifici, tenutasi al Museo Alfa Romeo di Arese, fra auto storiche simbolo di una storia che parte da lontano e la nuova Giulia simbolo della ripartenza, del “cambio di marcia”. Il settore, eccellenza del Made in Italy, è però in piena crisi, la ripresa infatti sembra ancora lontana
Settore calzature in allarme: ripresa lontana, si punta all'export

Nel suo intervento Boccia ha sottolineato la necessità di superare le ansie trasmesse dalla crisi iniziata nel 2008, da cui alcuni settori come quello calzaturiero per l’appunto non sono ancora usciti. Nonostante tutto il calzaturiero, che conta circa 5mila aziende e 77mila addetti e che nel 2015 ha sofferto (-2,9% la produzione in quantità, -0,5% in valore), ha saputo fare leva sull’export (+3,2% a 8,66 miliardi). Un segnale comunque positivo sottolineato anche da Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici e titolare della marchigiana Loriblu, al vertice dell'associazione da un anno. La Pilotti ha riconosciuto poi l’impegno delle istituzioni, ma ha poi auspicato “un impegno per cancellare le sanzioni alla Russia e ogni tipo di dazio”. Ben vengano quindi trattati di libero scambio come il Ttip con gli Usa e nuovi accordi con il Giappone e i Paesi del Mercosur. “A livello europeo, speriamo continui la battaglia per il made in obbligatorio, mentre al Governo italiano chiediamo la defiscalizzazione dei campionari”. 

A rappresentare il Governo è stato Ivan Scalfarotto, sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico e presidente del Comitato moda e accessorio, che ha risposto alla spinosa questione delle sanzioni alla Russia: “Siamo un Paese serio e sempre più ascoltato a livello europeo: vogliamo rispettare le decisioni prese da Bruxelles ma allo stesso tempo avanzare critiche e proposte. Lo continuiamo a fare sul “made in obbligatorio”, attualmente in una fase di stallo perché 17 dei 28 Paesi della Ue sono contrari, e lo faremo sulle sanzioni alla Russia, consapevoli dell’importanza di questo mercato per le imprese italiane”. 
Boccia poi ha sottolineato pure le necessità di lavorare a livello nazionale: “Bene le riforme fatte, ma bisogna andare avanti e ricostruire un’autentica politica industriale” ha detto. Confindustria farà la sua parte, ha anche assicurato: “Lavoreremo con i sindacati, senza i quali non potremo ridurre il gap tra salari e produttività, convinceremo tutti a investire in formazione, miglioreremo la nostra struttura interna e la capacità di ascolto e favoriremo un migliore rapporto con le banche”.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]