E dopo Lampedusa, il gran imam vuole incontrare il Papa in Egitto

08 luglio 2013 ore 9:44, Americo Mascarucci
E dopo Lampedusa, il gran imam vuole incontrare il Papa in Egitto
  Nei giorni scorsi il gran imam di al Azhar, l’Università religiosa dell’Islam sunnita con sede al Cairo, Ahmed el Tayyeb è tornato a mostrare apertura nei confronti di Papa Francesco fino ad auspicare un prossimo incontro fra lui ed il Pontefice in terra egiziana. Subito dopo l’elezione di Bergoglio, lo stesso el Tayyeb aveva fatto pervenire in Vaticano un messaggio di congratulazioni nel quale auspicava “un mondo pieno di cooperazione e amore per assicurare valori comuni e mettere fine alla cultura dell’odio e della diseguaglianza”. Il leader sunnita è tornato ad esprimere parole di elogio nei confronti di Francesco evidenziando come, con lui, sia possibile riallacciare il dialogo bruscamente interrotto durante il Pontificato di Benedetto XVI. Che cosa aveva fatto di tanto grave Ratzinger da creare una rottura così traumatica fra la Chiesa ed il mondo islamico sunnita? L’ostilità di el Tayyeb nei confronti di Benedetto XVI si originò in seguito alla dura presa di posizione di quest’ultimo contro gli attentati compiuti ai danni dei cristiani copti ad Alessandria d’Egitto in occasione del capodanno del 2011. Ratzinger denunciò il clima d’intolleranza venutosi a creare contro i cristiani in terra egiziana denunciando soprattutto l’assenza di protezione da parte delle autorità civili (in quel momento in Egitto era ancora al potere Hosni Mubarak che sarebbe caduto alcune settimane dopo). Dopo qualche giorno proprio el Tayyeb si presentò davanti alle televisioni di tutto il mondo al fianco del capo della chiesa copta egiziana per condannare gli attentati ed esprimere, seppur fra la rabbia e le proteste degli stessi cristiani, vicinanza e solidarietà alle vittime. In quell’occasione il gran imam annunciò la rottura dei rapporti con il Vaticano giudicando offensive le dichiarazioni del Pontefice in merito a presunte complicità delle autorità civili e religiose islamiche negli attentati. L’Egitto da qualche giorno è tornato ad essere una polveriera a seguito della deposizione da parte dell’esercito del presidente Mohamed Morsi espressione del partito della Fratellanza Musulmana la principale forza politica di ispirazione sunnita. I cristiani sotto Morsi hanno continuato ad essere discriminati, come e più di prima, senza che lo Stato abbia fatto nulla per garantire un’effettiva libertà religiosa. Sono stati gli stessi copti ad evidenziare come, al di là delle attestazioni di stima e di rispetto di Morsi nei confronti del clero copto e della sua guida suprema, da parte dei suoi seguaci ci sia stato sempre un atteggiamento poco amichevole e tollerante con l’obiettivo di far sentire i cristiani ospiti indesiderati in casa loro (non va dimenticato che l’indipendenza dell’Egitto dal dominio inglese fu possibile anche grazie all’impegno nella lotta dei copti). E’ sicuramente auspicabile la ripresa del dialogo con il mondo musulmano per favorire la pace e la convivenza civile fra cristiani e musulmani nel mondo, e Papa Francesco ha sicuramente tutte le qualità per poter assicurare una fattiva e proficua collaborazione interreligiosa. El Tayyeb quale leader dei sunniti avrà un ruolo decisivo per riunire un Paese a pezzi e si è già dichiarato pronto a collaborare con i militari e con le altre formazioni politiche, copti compresi, per avviare una transizione pacifica che riporti l’ordine in Egitto. Sarà proprio il futuro prossimo degli egiziani a dimostrare se le aperture al dialogo del gran imam nei confronti del Papa sono davvero sincere o solo frutto di mero opportunismo.
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