Nell’inchino al boss c’è la sfida al Papa. La tirata d’orecchi a don Rustico non basta…

08 luglio 2014 ore 11:38, Americo Mascarucci
Nell’inchino al boss c’è la sfida al Papa. La tirata d’orecchi a don Rustico non basta…
“I sacerdoti dovevano abbandonare la processione in segno di protesta”. Le parole del vescovo della diocesi di Palmi- Oppido Mamertina non lasciano dubbi sulle responsabilità che il clero locale ha avuto nella vicenda dell’inchino davanti alla casa dell’anziano boss della ‘ndrangheta condannato all’ergastolo durante la processione della Madonna delle Grazie. 
Una vicenda che ha assunto il sapore della sfida nei confronti di Papa Francesco che proprio in Calabria due settimane fa ha scomunicato pubblicamente gli uomini di mafia. Ad Oppido Mamertina, comune in provincia di Reggio Calabria nonostante le raccomandazioni del comandante della stazione dei carabinieri a non compiere gesti provocatori, i conduttori della statua della Vergine si sono fermati davanti all’abitazione dove il boss locale sconta la detenzione a vita nel proprio domicilio per problemi di salute, dimostrando con i fatti di tenere più in considerazione il referente locale della mafia piuttosto che il Santo Padre. Ciò che sconcerta è l’atteggiamento del parroco, il quale si è appreso sarebbe imparentato con lo stesso boss, motivo per cui sarebbe rimasto del tutto indifferente di fronte all’abbandono del corteo da parte del comandante dei carabinieri, corso a filmare l’accaduto ed informare l’autorità giudiziaria. L’arcivescovo di Reggio Calabria Giuseppe Fiorini Morosini, che nei giorni scorsi ha avanzato la proposta di abolire i padrinaggi in Calabria nei battesimi e nelle cresime, per evitare che diventino un pretesto per rinsaldare legami mafiosi e siglare nuove alleanze fra clan, ha condannato l’accaduto e ha annunciato di aver immediatamente richiesto chiarimenti al vescovo della diocesi di Palmi-Oppido Mamertina Francesco Milito. Il quale per tutta risposta ha comunicato di aver richiesto a sua volta l’invio di una relazione scritta ai carabinieri sull’accaduto e di aver avviato un’indagine volta ad appurare i fatti. Monsignor Milito ha anche riferito di aver rimproverato duramente il parroco di Oppido per aver consentito un simile vergognoso spettacolo e per non aver lasciato la processione in segno di protesta. Perché il parroco non ha immediatamente sciolto la processione invitando i fedeli a tornarsene a casa? Per reverenza ed affetto verso il boss suo parente? Per la paura di sfidare i mafiosi locali e subire possibili ritorsioni? La prima risposta sembra la più accreditata se si pensa che lo stesso parroco, secondo quanto riferito dal cronista de Il Fatto Quotidiano avrebbe addirittura aizzato i cittadini di Oppido contro i giornalisti che si sono recati in paese per raccontare i fatti e che hanno cercato di avvicinarlo per avere un suo commento. Se le cose stanno davvero così come riportato dalla stampa, allora nei confronti di questo prete non potranno bastare rimproveri o ammonimenti da parte del suo vescovo, ma serviranno provvedimenti duri ed efficaci capaci anche di scoraggiare in futuro altri sacerdoti a consentire gesti simili. Se saranno accertate responsabilità oggettive del parroco, anche la sospensione a divinis appare a questo punto misura necessaria e perfettamente commisurata alla gravità del comportamento assunto. La Chiesa oggi ha bisogno di “preti coraggio”, capaci di rischiare se stessi per dare piena testimonianza del Vangelo. Gli altri preti, quelli di Oppido Mamertina è meglio perderli che trovarli, non servono a nulla se non a far perdere la fede e la fiducia nell’istituito sacerdotale vanificando di fatto con i loro silenzi e le loro complicità, le parole e le azioni del Papa e della Chiesa.
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