Ping pong riforme, Moretti (Pd): “Metodo Grillo schizofrenico. Apprezzo Di Maio…”

08 luglio 2014 ore 15:46, Lucia Bigozzi
Ping pong riforme, Moretti (Pd): “Metodo Grillo schizofrenico. Apprezzo Di Maio…”
Il pollice verso di Alessandra Moretti sul “metodo” Grillo e la disponibilità verso il ‘metodo’ Di Maio, dà chiaro il quadro di cosa ci sia dietro il ping pong sulle riforme. L’europarlamentare dem, tra i protagonisti del tavolo su legge elettorale e Senato 2.0, a Intelligonews svela dove sta l’intoppo che tuttavia “non ci fermerà”.
Il ping pong tra Renzi e Grillo è un gioco delle parti? Cosa c’è dietro? «Abbiamo semplicemente costatato una sorta di schizofrenia da parte del M5S: dapprima una strategia aperturista basata su un dialogo costruttivo che entrava nel merito delle questioni; poi un ritorno a quello che io definisco il ‘metodo’ Grillo, ovvero il fatto che lui preferisca salire sui tetti anzichè sedersi attorno a un tavolo. In altre parole: la strategia dell’insulto, della distruzione permanente, dello sfascio». E’ un effetto delle due anime interne al Movimento e incarnate da Di Maio (dialogante) e Di Battista (oltranzista)? «Il tema è: stiamo parlando di riforme costituzionali, stiamo parlando del nostro paese, di come migliorarne la competitività rispetto all’Europa, di come rendere il parlamento realmente efficiente, in grado di dare risposte veloci a problemi urgenti. E’ evidente che in questo contesto non stiamo lì a giocare, non è uno scherzo quello che stiamo facendo o una questione di streaming; qui bisogna affrontare seriamente i problemi e decidere in tempi brevi se starci o no. Rilevo che dentro il M5S c’è chi come Di Maio affronta in maniera seria la questione presentando anche contenuti, quindi sostanza, e c’è chi come Di Battista incarna di più il ‘metodo’ Grillo e non avendo grandi contenuti alza i toni e la manda in caciara. Penso che debbano chiarirsi le idee al loro interno e stabilire chi detta le regole e chi è il leader. Non possono pensare che una forza politica di governo come il Pd che da mesi sta affrontando il dibattito sulle riforme comprese quelle costituzionali, possa farsi prendere in giro da chi ha detto sempre no a prescindere dal contenuto e dal merito». Insomma, non vi fidate del M5S? E il fatto che abbiano condiviso i dieci punti della riforma può rappresentare per voi una garanzia? «Noi siamo aperti al dialogo da sempre e confidiamo nel senso di responsabilità del M5S che a un certo punto faccia prevalere la linea della ragionevolezza su quella della protesta fine a se stessa. Da parte nostra c’è una disponibilità che non viene meno nonostante la schizofrenia manifestata in questi giorni, ma al tempo stesso avvisiamo che non ci facciamo prendere in giro e che questi tentennamenti non ci fermano perché tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi intendiamo portarlo avanti con determinazione». Messaggio solo per i 5Stelle? «E’ un messaggio che rivolgiamo a tutti quelli che in questi giorni tendono a rallentare il percorso delle riforme: siccome il tempo per la politica è scaduto da molto, non ci possiamo permettere di dare in ritardo una risposta ai cittadini che soprattutto con le europee hanno consegnato un mandato enorme al governo affinchè prosegua su questa strada. E’ evidente che le riforme costituzionali devono essere fatte anche nel rispetto delle minoranze e prova ne è il fatto che al tavolo delle riforme siedono anche le forze di opposizione. Dunque il metodo adottato dal governo tutela le minoranze interne al Pd ed esterne. Detto questo però, arriva un momento in cui chi ha la responsabilità di guidare il paese deve fare sintesi e decidere: è la regola della democrazia». Ma coi senatori dem dissidenti come la mettete? «Mi sembra che la democrazia interna al partito sia stata dimostrata in diverse occasioni: primarie, direzioni nazionali, assemblee nazionali; non si cono mai state tanti i passaggi di discussione e confronto come sotto questa segreteria; per non parlare del voto alle europee. La democrazia si esprime attraverso il dialogo costruttivo ma alla fine, la regola dice che è la maggioranza che decide sulla scorta di un mandato chiaro espresso dai cittadini in più occasioni. Per questo non si può tacciarci di autoritarismo che mi sembra stia da un’altra parte non in questo Pd che sta consolidando un metodo aperto e inclusivo».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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