Ecco perchè il Grexit è probabile

08 luglio 2015, Luca Lippi
Ecco perchè il Grexit è probabile
Il futuro della Grecia è assai più incerto rispetto al 25 giugno scorso quando la Troika aveva presentato il piano di accordo ad Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis. Lo scenario più concreto è senza alcun dubbio il Grexit.

Il mercato ha dimostrato che è già preparato al peggio, ad analizzare i fondamentali la Borsa in chiusura ieri sera avrebbe dovuto chiamare un segno meno non inferiore a 8/9 punti, e invece ha contenuto lo shock. Non ci rimane che avanzare ipotesi credibili abbandonando l’illusione “romantica” di Davide e Golia.

Il resto dell’Europa dovrebbe fare quadrato per difendere la Grecia in difficoltà, e questo sarebbe il segnale di una vera unione Europea e un vero ceffone alla Germania della Merkel, ma a quarantotto ore di distanza non si è sentito battere il colpo, e forse il sospetto che l’Europa sia solo un mostro finanziario è niente più, sta concretizzandosi con non poca preoccupazione.

L’Eurogruppo, il coordinamento dei 19 ministri delle Finanze dell’eurozona, potrebbe spaccarsi tra chi vuole una nuova trattativa e chi preferisce invece la linea dura del Grexit. Questo è un rischio concreto perché la divisione fra Europa del sud e Europa del Nord è sempre più netta; non è da sottovalutare il piano politico, Angela Merkel e Jean Claude Juncker (giocano a fare il gatto e la volpe) hanno dovuto incassare una clamorosa sconfitta col “no” greco, e purtroppo stiamo parlando di due personaggi poco inclini al romanticismo (e facciamo finta di ignorare la funzione di esecutori di un disegno).

La sconfitta politica si alimenta ulteriormente anche nel fatto che le formazioni euroscettiche disseminate in tutta l’Eurozona si sono rinvigorite. Solo in Italia si contano Sel, M5S, ex PD e non ultimo Matteo Salvini e alleati.

Una spaccatura netta si evidenzia anche all’interno della Troika, la BCE si trova da sola a sostenere la finanza greca, Mario Draghi è stato chiaro: finché la Grecia rimane nell’euro lui farà tutto quello che è necessario per salvaguardare la moneta unica. Invero su questo appoggia anche la strategia della Grecia, Euclid Tsakalotos (capo dei negoziatori greci) a una TV greca ha dichiarato candidamente “Non penso che ci cacceranno via”.

Tuttavia allo stato attuale lo scenario Grexit è piuttosto probabile; subito il colpo all’economia interna del paese ellenico sarebbe dirompente, calcolando che i debiti rimangono quotati in euro, la valuta parallela greca comporterebbe una caduta immediata del Pil interno di almeno il 10% in dodici mesi, in questo modo riducendo “al lumicino” le risorse per investimenti finalizzati al rilancio dell’economia.

Attenzione però alla "carta" lasciata in eredità da Varoufakis, cioè i rapporti con Putin e la Cina. Inutile spiegare che i nuovi alleati non aspettano altro per essere gli artefici di una destabilizzazione dell’Eurozona. In questo caso la Grecia sarebbe ben assistita e forse anche più responsabilizzata a compiere un piano di riforme concreto e senza sprechi. Spesso partire da zero è il vantaggio maggiore per assicurarsi una catena di risultati “certamente positivi”.

Se fosse possibile un volo radente con un drone sulla quotidianità del popolo greco, l'evidenza è che la vita si svolge regolarmente nonostante la demagogica retorica occidentale. Gli aiuti umanitari di cui tanto si parla sono previsti per il dopo Grexit: una bella responsabilità per l’Eurogruppo di fronte alla civiltà che osserva.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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