Le pensioni secondo l'Inps, Boeri: dal flop part-time e pensioni sotto a 1000€

08 luglio 2016 ore 8:44, Luca Lippi
Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha presentato alla Camera la relazione annuale dell’istituto. 
Dalla relazione si legge che i pensionati Inps sono 15.663.809 (16,1 quelli complessivi) e ricevono un importo lordo medio mensile di 1.464 euro, il 38%, pari a 5,9 milioni di persone, ha una pensione inferiore a 1.000 euro.
Più nel dettaglio, il 27,2% dei pensionati (4,2 milioni) ha un reddito pensionistico compreso tra 500 e 999,99 euro ed il 10,8% (1,68 milioni) fino a 499,99 euro. Il 6,5%, pari a 1 milione di pensionati, ha un reddito pensionistico superiore a 3.000 euro. La spesa pensionistica Inps (escluse le indennità agli invalidi civili) incide nel 2015 per il 15,6% sul Pil, contro il 15,3% del 2014.
Solo una notazione prima di riprendere con la relazione del presidente dell’Inps, il dato di 5,9 milioni di persone che percepiscono meno di mille euro mese è troppo vago! Rinfreschiamo volentieri la memoria su un dato assai più drammatico se esaminato nel dettaglio la situazione reddituale degli italiani su cui il fisco dovrebbe recuperare risorse sempre maggiori per dare bonus e incentivi fino ad ora senza alcun risultato netto.
1,47 milioni sono le famiglie che versano in condizione di povertà assoluta, e cioè 4,1 milioni di persone, il6,8% dell’intera popolazione italiana. E oltre 50mila sono le persone senza fissa dimora. A queste si aggiungono il 63,4% dei pensionati che percepisce un importo medio mensile inferiore a 750 euro (e oltre 2 milioni sotto i 500). Praticamente, sei pensionati su dieci (escludendo quelli più fortunati che hanno una casa di proprietà) vivono percependo dallo Stato quello che gli serve per pagarsi un affitto e forse qualche bolletta, e per tutto il resto sono aiutati da figli o altri parenti. O dalla Provvidenza. Su questi sì un bonus da 80€ farebbe la differenza, ma già in tempi non sospetti il presidente del consiglio ha detto che non può prendere impegni.

Le pensioni secondo l'Inps, Boeri: dal flop part-time e pensioni sotto a 1000€

Il rapporto Inps evidenzia anche che alla fine del 2013 è iniziato un lento movimento di recupero dei dati sull'occupazione, che, rispetto alle perdite complessive del periodo 2008-2013, è quantificabile in circa un quinto delle unità di lavoro e delle ore lavorate e poco più di un terzo degli occupati. I valori pre-crisi, tuttavia, non sono ancora a portata di mano. A settembre 2013 il tasso di occupazione ha raggiunto, al 55,3%, il minimo dal 2008.
Il presidente dell'Inps Boeri auspica che il confronto in atto fra governo e sindacati sulla flessibilità in uscita non si concluda ancora una volta con interventi estemporanei e parziali. 
Allo stesso tempo, ammonisce: "non si può negare che rate ventennali di ammortamento di un prestito pensionistico costituiscano una riduzione pressoché permanente della pensione futura".
In questo senso un'eventuale riforma in tema deve garantire maggiore libertà di scelta senza creare generazioni di pensionati poveri e senza le salvaguardie per gli esodati della riforma Fornero che, in quanto misure tampone, si sono mostrate "costose e inadeguate" per l'economista. "Ci sono forme di flessibilità sostenibile alla nostra portata", spiega Boeri, "che darebbero risposte sia a coloro che vogliono uscire dal mercato del lavoro, pur consapevoli che una scelta anticipata ridurrebbe per sempre il loro trattamento pensionistico, sia a coloro che devono entrare nel mercato del lavoro".
Boeri risponde anche alle critiche che l'Inps ha incassato per aver spedito le buste arancioni con la previsione della pensione futura. "Ci sono voluti vent'anni", spiega, "per informare i cittadini sulle implicazioni di quella riforma che dalla metà degli anni '90 ha cambiato radicalmente le regole del nostro sistema pensionistico" col passaggio dal metodo retributivo al metodo contributivo. "Si teme di dire la verità, un atteggiamento figlio di una visione profondamente illiberale dei compiti dell'operatore pubblico", afferma fuori dai denti Boeri.
Forti critiche quindi alla riforma Fornero del 2011 che ha creato, secondo il numero uno dell'Istituto di previdenza, forti disagi sociali fra i lavoratori con più di 55 anni rendendo più difficile l'ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. Tuttavia, i correttivi apportati da allora non sono ancora sufficienti per l'economista.
Infine, per i contratti a tempo indeterminato è "difficile, dopo il grande balzo del 2015, che possano crescere ulteriormente quest'anno tenendo conto della lenta ripresa della nostra economia", mette in guardia Boeri. Nei primi quattro mesi di quest'anno le assunzioni private risultano a quota 1.608.000, il 13,1% in meno rispetto allo scorso anno, essenzialmente a causa della flessione dei contratti a tempo indeterminato, scesi del 35,1% sul primo quadrimestre 2015.
"Com'era legittimo aspettarsi", continua Boeri, "le imprese hanno preferito anticipare assunzioni previste per quest'anno nell'ultimo mese del 2015 in modo tale da poter fruire dello sgravio". Quanto al massiccio ricorso ai voucher, su cui il governo è intervenuto con un decreto, "vedremo", aggiunge, "nei prossimi mesi quanto la tracciabilità sia efficace nel riportare l'utilizzo dei voucher nell'alveo inizialmente considerato dal legislatore e coerente con misure analoghe prese in altri paesi europei". In caso contrario, occorrerà valutare l'opportunità di circoscrivere l'utilizzo dei voucher a prestazioni e settori in cui è maggiormente diffuso il lavoro nero, ammonisce l'economista

autore / Luca Lippi
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