Esultano i burosauri di Letta (Gianni) e di governo

08 maggio 2013 ore 10:05, intelligo
Esultano i  burosauri  di Letta (Gianni) e di governo
di Abbaia Khan Sia detto senza offesa per nessuno, ma se un governo si giudica anche dalle seconde linee, allora dobbiamo amaramente rilevare che le nomine di viceministri e sottosegretari dell'esecutivo guidato da Enrico Letta  non fanno presagire un'azione pubblica con il turbo, quanto piuttosto con qualche disturbo. La polemica è già scoppiata intorno ai nomi di Gianfranco Micciché e Michaela Biancofiore. E desta non poche perplessità il fatto che ce li ritroviamo entrambi al ministero della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione. Che non è un ministero di poco conto, dovendosi occupare del grande male oscuro del sistema italiano, cioè a dire  il potere vischioso e frenante della burocrazia, un potere che non è stato a suo tempo minimante scalfito né dalle trovare inutilmente pirotecniche  di Renato Brunetta né da quelle pateticamente incendiarie di Roberto Calderoli. Non si vede ad esempio come possa fare paura ai burosauri che paralizzano la macchina dello Stato uno come Micciché, il quale si è finora distinto, non per la grinta del riformatore , ma per l'abilità del proconsole, berlusconiano,  nelle guerre intestine che dilaniano in modo endemico la ex Forza Italia della Sicilia. Della Biancofiore  si può solo dire che è una delle "amazzoni" più agguerrite del Cav. Il suo spostamento coatto (dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni "omofobe") dalle Pari Opportunità alla Funzione Pubblica  la dice lunga sullo scarso interesse che (anche) questo governo nutre per la riforma della Pubblica Amministrazione. Ammenoché la sua permanenza nel governo non sia da collegare al suo nome, un nome che  evoca  vecchie nostalgie democristiane, tornate oggi di moda. Così infatti cantavano, nel tempo che fu, i seguaci di De Gasperi,  Fanfani e Moro: "O bianco fiore, simbol d'amore...". Ma il caso più eclatante è la nomina di Antonio Catricalà a viceministro dello Sviluppo. E' un po' come nominare Matusalemme capo DJ in una discoteca per teenagers. Di Catricalà sappiamo che , dopo aver svolto la  funzione  di magistrato del Consiglio di Stato, ha fatto  irruzione sulla scena politico-mediatica  nel 2005 (durante uno dei vari governi Berlusconi) e che in tale posizione è rimasto blindato fino al novembre del 2011, quando ha preso  il posto, nientepopodimenoché. di Gianni Letta come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio alla nascita del governo Monti. Il fatto che,  nei sei anni in cui Catricalà  è stato Garante dell'Antitrust, il principio della concorrenza e del libero mercato non abbiano  fatto il benché minimo passo in avanti è cosa che evidentemente non interessa a nessuno. Ciò che conta è che il neoviceministro allo Sviluppo sia uomo di stretta osservanza lettiana: non di Enrico, ma del di lui zio Gianni. E, proprio del potente Gianni, il Catricalà ha replicato la capacità di tenere buoni i grand commis di Stato (i direttori generali dei ministeri), con quell'andirivivieni di grisaglie, che fa tanto movimento nei Palazzi quanto tanta frustrante paralisi nella società e nell'economia dell'Italia. Ora, guardacaso, proprio da Catricalà dipenderà l'esito della spinosa faccenda delle frequenze tv. Indovinate un po' come andrà a finire? Abbaia Khan accetta scommesse... Il Pd di Pier Luigi Bersani voleva smacchiare il giaguaro. Come tutti sanno, non c'è riuscito. E ha lasciato nei guai il Pd di Enrico Letta, che deve vedersela con un altro, temibile e finora invincibile (almeno in Italia) felino: il gattopardo.
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