Lo slalom di Letta. Dopo Imu e commissioni, il Cav. affossa la Convenzione

08 maggio 2013 ore 11:33, Lucia Bigozzi
Lo slalom di Letta. Dopo Imu e commissioni, il Cav. affossa la Convenzione
A Napolitano deve aver detto anche degli ostacoli del Pd e dei paletti del Cav. Punto della situazione serale al Colle dopo il tour europeo del premier Letta, ma certo le turbolenze italiche delle larghe intese sono state uno dei temi. Scricchiolii, per ora, eppure già in grado di minare un governo in carica da una settimana.
PD. Fibrillazioni al Nazareno, prima sulle nomine dei sottosegretari, poi sui presidenti di commissione. Bastano le parole del ribelle Civati per capire il clima quando dice (a Rep) che votare Formigoni all’Agricoltura è stato davvero troppo. Per non parlare di Nitto Palma alla Giustizia. Il malumore dei parlamentari dem incrocia da un lato le ambizioni e le aspettative di chi è rimasto fuori dalla partita delle nomine; dall’altro l’imbarazzo di dover votare nomi fino a qualche settimana fa bollati come “impresentabili” nella propaganda senza fine nella quale si sta avvitando la politica. E’ questa la preoccupazione che trapela dall’entourage del premier, cioè il fatto di non poter contare completamente sulla compattezza del suo partito, ma anzi, dover intervenire per sedare i malumori. Instabilità interna che indebolisce anziché rafforzare. Un ragionamento che tocca da vicino anche le delicate manovre in vista dell’assemblea nazionale di sabato. Domani il ‘caminetto’ dei maggiorenti dovrebbe fare chiarezza sulla linea da tenere per non arrivare divisi al d-day, ma già oggi emerge un orientamento diverso fino a pochi giorni fa: si ragionerebbe sull’opportunità di convergere sul profilo di traghettatori, più che di uomini di corrente, cioè marcatamente riferibili ad una delle aree in competizione. Schema in base al quale si farebbero strada i nomi di Anna Finocchiaro e di Vannino Chiti che poi resterebbero fuori dalla corsa congressuale alla segreteria; al momento preferiti ai quelli già in campo: Cuperlo, Epifani, Speranza. “In questa fase non possiamo permetterci ulteriori scossoni”, commenta un autorevole senatore piddino che invoca l’unità e rivela che sabato all’assemblea ci sarà Enrico Letta in persona. Non è un dettaglio secondario, perché la presenza del premier e attuale vicesegretario del partito (seppure dimissionario come Bersani) è un segnale forte e un richiamo ai ribelli. Della serie: provate a ‘sfiduciare’ la mia linea e non solo andremo tutti a casa, ma spariremo dalla circolazione, sintetizzano i dem lettiani. PDL. Tensione a Via dell’Umiltà. Dall’inner circle berlusconiano si fa sapere che il Cav non ha gradito lo sgambetto piddino sulla presidenza della commissione Giustizia a Nitto Palma, frutto di un accordo faticoso chiuso poco prima di entrare in Aula. Oggi si capirà se dietro, c’è qualcosa di più, specie per la tenuta della maggioranza che sostiene l’esecutivo. Eppoi c’è il frullatore dei maldipancia – tantissimi – coi quali Berlusconi deve fare i conti: chi è rimasto fuori da tutto non ci sta. Insomma il maldipancia raddoppia. Il che non significa staccare la spina, perché il leader del Pdl è tra tutti il più convinto che adesso serva un governo di larghe intese, ma di certo non starà con le mani in mano e già fa capire che non mollerà su dossier strategici per il suo partito, a cominciare dall’Imu e la riduzione delle tasse. La novità di giornata è la seguente: Berlusconi affossa la Convenzione per le riforme. A Mattino Cinque (Mediaset) dice che “la Convenzione è tempo perso” perchè si tratta di un organismo “non previsto dalla nostra Costituzione e richiederebbe dei tempi di approvazione che non farebbero altro che allungare il percorso per il cambiamento”. Dunque, per accelerare il cammino delle riforme c’è il Parlamento ed è quella la sede dove “arrivare nel tempo più breve possibile a un cambiamento vero che oggi è urgente avere”. Una mossa per togliere potenziali ostacoli dal cammino di Letta rilanciando l’unità della maggioranza e la necessità del sostegno all’esecutivo ma, al tempo stesso, il Cav può usarla come strumento per alzare la posta nell’infinito compromesso del mare magnum delle larghe intese.
autore / Lucia Bigozzi
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