Paolo VI. Ecco il Montini proibito

08 maggio 2014 ore 9:40, Americo Mascarucci
Paolo VI. Ecco il Montini proibito
Anche Paolo VI dunque sarà beatificato entro l’anno, e già sono da immaginare le polemiche che accompagneranno l’evento. Perché, se tanta insoddisfazione ha provocato la canonizzazione di Giovanni Paolo II negli ambienti laici intransigenti e fra i cattolici più marcatamente progressisti, cosa potranno mai dire contro il Papa grande nemico del referendum sul divorzio?
Forse in favore di Montini potrà giovare la distanza temporale intercorsa dalla sua morte, avvenuta nell’agosto del 1978, al momento in cui salirà agli altari. Eletto papa con la missione di portare a compimento il Concilio Vaticano II,  Paolo VI si trovò a dover affrontare due fasi delicate della vita della Chiesa; quella appunto di proseguire i lavori del Concilio, che molti dopo la scomparsa di Roncalli avrebbero voluto sospendere definitivamente, e di dare in seguito piena attuazione ai suoi dettami. Montini fu eletto con i voti dei riformatori, desiderosi di completare l’opera di Giovanni XXIII e nella prima fase sembrò accendere forti speranze nei settori più progressisti del mondo cattolico. Il carattere riformatore di Paolo VI, si era anche ben evidenziato negli anni in cui aveva ricoperto l’incarico di arcivescovo di Milano (vi fu inviato dopo lunghi anni passati nella segreteria di stato del Vaticano come sostituto, incarico dal quale fu rimosso pare per dissidi con Pio XII legati alle vicende politiche italiane) che svolse con un’attenzione particolare per i poveri, gli operai, i senzatetto, i disoccupati, recandosi spesso in visita nelle baraccopoli abusive, nelle fabbriche, nelle parrocchie di frontiera, fra i preti operai. Nella seconda fase, quella cioè successiva alla chiusura del Concilio, quando si rese necessario attuare le riforme volute dai padri conciliari, Montini si trovò ad invertire la rotta, dopo essersi reso conto di come, tanti accesi modernisti, avessero male interpretato il messaggio conciliare. E così improvvisamente si ritrovò contestato proprio da tutti quelli che avevano considerato la sua elezione il viatico per una riforma della Chiesa a 360 gradi, con un abbraccio quasi incondizionato alle istanze della modernità. Paolo VI guardò con profonda diffidenza le comunità di base che nascevano proprio in quegli anni per dare sviluppo alle speranze conciliari, convinto che fossero proprio queste realtà, con il loro progressismo estremo, a diffondere un’interpretazione errata del Concilio. Si schierò contro la Legge Fortuna che istituiva il divorzio in Italia, mobilitando la Chiesa, la Conferenza episcopale e le organizzazioni cattoliche in occasione del referendum che ne chiese inutilmente l’abrogazione. Ai vescovi impose di usare il pugno duro contro i cattolici che, in dissenso con l’orientamento della Chiesa, erano schierati in favore del divorzio. A Venezia il patriarca Albino Luciano fedelissimo di Montini, che per soli 33 giorni gli succederà sul soglio di Pietro con il nome di Giovanni Paolo I e da Montini stesso investito della porpora cardinalizia sciolse la Fuci (la federazione degli universitari cattolici) i cui dirigenti si erano dichiarati favorevoli alla legge Fortuna, mentre a Roma veniva sospeso a divinis e poi in seguito ridotto allo stato laicale il priore dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura Giovanni Franzoni, che dopo essersi detto favorevole al divorzio, aveva invitato gli elettori cattolici a votare per il Partito Comunista alle successive elezioni politiche. Montini fu un convinto e tenace anticomunista, vicino alla Democrazia Cristiana di Alcide de Gasperi prima e di Amintore Fanfani in seguito, amico personale di Aldo Moro, per salvare il quale si umiliò inutilmente dinnanzi agli uomini delle Brigate Rosse. Fu anche il Papa che, come testimoni oculari hanno poi confermato, riuscì nell’impresa di far piangere il preposto generale dei gesuiti Pedro Arrupe che, seguendo lo spirito conciliare, stava progettando un radicale progetto di riforma della Compagnia. Montini lo convocò in Vaticano e lo trattò con tale durezza da fargli scendere le lacrime dagli occhi una volta uscito dall’incontro. Paolo VI ha portato avanti con successo il lavoro iniziato da Giovanni XXIII ed è stato un precursore di Giovanni Paolo II per ciò che riguarda lo spirito missionario e la missione evangelizzatrice nel mondo. Un grande Papa progressista nelle forme, nella liturgia, nel governo della Chiesa, in campo sociale, quanto rigido e conservatore sulla dottrina, al punto da rifiutare qualsiasi compromesso in materia di difesa della vita umana, indissolubilità del matrimonio, protezione della sfera sessuale, tutte tematiche in quegli anni oggetto delle battaglie del mondo laico ed anticlericale. E’ stato Benedetto XVI a sollecitare il processo di beatificazione presso la Congregazione delle Cause dei Santi esaltando le virtù eroiche di Montini. Vallo un po’ a spiegare adesso a don Farinella che ancora non si è ripreso dalla canonizzazione di Wojtyla!!!!
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