Bomba-Siria: tra Assad e gli oppositori che fine ha fatto la dignità umana?

08 maggio 2015, Americo Mascarucci
Bomba-Siria: tra Assad e gli oppositori che fine ha fatto la dignità umana?
La domanda che tutti a vario titolo si pongono è la seguente: “Che fine ha fatto la dignità umana?”. Il quesito arriva in particolare dalle zone più calde della Siria, dove sembra che la guerra abbia finito con l’annichilire le coscienze al punto da far venir meno ogni minimo rispetto della vita umana. 

Ad Aleppo pare che le persone ormai vivano nascoste sotto terra a causa dei continui bombardamenti che quasi quotidianamente interessano la città: le truppe governative fedeli a Bashar Al assad da una parte e i ribelli, infiltrati dall’Isis dall’altra. In mezzo c’è la popolazione, uomini, donne e bambini innocenti che ci rimettono la vita o restano menomati a causa delle bombe chimiche che da una parte e dall’altra pare vengano utilizzate in quantità industriale.

 Il governo di Assad ha sempre smentito l’utilizzo delle armi chimiche attribuendo la responsabilità alle forze di opposizione, ma a detta di Amnesty International tutte e due le parti pare ne abbiano fatto un uso eccessivo con effetti devastanti. Assad cerca di mantenere il suo potere, i ribelli sunniti aiutati dall’Arabia Saudita e dalla Turchia lottano invece per rovesciare il regime. In mezzo si è infilata l’Isis che ha preso in mano il fronte degli anti Assad e tenta di epurare le minoranze etniche e religiose, i cristiani su tutti. 
Assad non è certo uno stinco di santo come non lo era Gheddafi. Però spiace dirlo, non appena in Libia è stato fatto fuori il rais di Tripoli la situazione anziché migliorare è andata peggiorando sempre di più al punto che oggi la Libia è nel caos con due governi contrapposti che si fanno la guerra fra di loro. 

In Libia la caduta di Gheddafi è stata agevolata dall’intervento occidentale, cosa che non è stata possibile in Siria dove Assad gode dell’appoggio della Russia e della Cina. All’Occidente la situazione siriana è sfuggita completamente di mano perché, dopo un iniziale appoggio quasi incondizionato nei confronti dei ribelli sunniti, ci si è resi conto che il fronte degli oppositori era talmente variegato da non riuscire a fornire interlocutori attendibili. 

Poi ci si è messa l’Isis che è stata abile ad infilarsi nella protesta, egemonizzandola e trasformandola da lotta di liberazione a lotta del terrore. Chi è stato in Siria infatuato dalla primavera di Damasco convinto di dover partecipare alla lotta, decantando le gesta dei gloriosi ribelli si è presto reso conto amaramente di come quella lotta appariva tutt’altro che gloriosa; di come i terroristi avessero preso in mano le redini della rivolta fino a mettere in pericolo la vita stessa di quelle persone, giornalisti e cooperanti stranieri trattati tutt’altro che da amici. 

Oggi da Aleppo arrivano testimonianze raccapriccianti, di bambini senza testa, senza gambe, senza braccia, di persone deformate a causa delle armi chimiche. Chi pensava di aver visto tutto ad Hiroshima e Nakasaki nell’ultima guerra mondiale si è dovuto ricredere arrivando alla conclusione che ogni epoca ha i suoi mostri e le sue degenerazioni. E la dignità umana? In Siria non esiste più ma non esisteva già più nei campi di sterminio nazista. E allora, cosa ha insegnato davvero la storia? Questa in fondo è la domanda principale. 
Se oggi ci stiamo ancora indignando di fronte ad armi chimiche gettate all’impazzata senza preoccuparsi delle conseguenze sui civili, di persone torturate e uccise in modo barbaro, crocifisse, lapidate, fatte a pezzi, che senso ha ricordare il passato quando l’attualità rischia di essere ben peggiore della storia? 

Ma Assad è il nuovo Hitler? No, questo paragone certamente non può essere accettato pur non provando per il dittatore siriano alcuna forma di simpatia, né di benevolenza. C’è una guerra per il potere ma in campo non ci sono una parte giusta ed una sbagliata, ma due facce della stessa medaglia; compiacersi per la fine di Assad sapendo che i suoi oppositori potrebbero essere uguali o forse anche peggiori di lui, sarebbe assurdo oltre che controproducente. Compiacersi per la fine di Gheddafi è stata forse la beffa più grande che l’Occidente potesse mettere in atto, ma ancora prima c’era stato il compiacimento per la fine di Mubarak e per il successo delle cosiddette primavere arabe. 

E oggi ciò che avviene in Siria è forse il risultato più evidente del fallimento di quel tentativo tutto occidentale di esportare la democrazia, laddove la democrazia risulta incompatibile. Non è democratico Assad ma non potranno esserlo nemmeno i suoi oppositori, figli più autentici del fondamentalismo islamico made in Isis, violento, intollerante e antidemocratico. Non era democratico nemmeno Saddam Hussein ma andate a dirlo ai cristiani iracheni che con la caduta del rais e l’ascesa al potere dei fondamentalisti non hanno più avuto un momento di pace.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]