Partito Repubblicano, Berlusconi non è Reagan ma sogna l'America

08 maggio 2015, Americo Mascarucci
Partito Repubblicano, Berlusconi non è Reagan ma sogna l'America
Berlusconi ci riprova, vuole rilanciare il partito unico del centrodestra, il partito dei moderati. Ma non l’aveva già tentata questa strada? Quel partito non doveva essere il Popolo delle Libertà?  L’operazione non era stata già sperimentata, per altro con successo elettorale, meno politico, alle elezioni politiche del 2008? E non fu lo stesso Berlusconi ad archiviare l’idea del partito unico per tornare alle origini, cioè a Forza Italia? 

Nelle intenzioni dell’ex Cavaliere il partito unico dei moderati dovrebbe avere l’ambizione di chiamarsi Partito Repubblicano. Ma attenzione non c’entra niente l’Edera, non c’azzeccano nulla Ugo e Giorgio La Malfa o Giovanni Spadolini, il Partito Repubblicano sognato da Berlusconi è quello americano. Pensa in grande l’ex Cavaliere convinto di poter ancora giocare un ruolo da protagonista nel futuro, determinando i destini della Nazione. Ma ha davvero senso oggi riproporre un qualcosa di già visto e di già fallito? 

Sì, il tentativo di creare un unico partito del centrodestra è andato già in porto con pessimi risultati. Ci provò appunto Berlusconi portandosi dietro un recalcitrante Gianfranco Fini che, assaporata la prospettiva di vincere, accettò di far confluire Alleanza Nazionale nel contenitore unico insieme a Forza Italia. La vittoria ci fu, il progetto piacque agli italiani ma soltanto sul piano puramente teorico. Peccato che la politica, oltre che teoria e voti, sia anche e soprattutto pratica. 

Il Pdl mostrò subito tutti i suoi limiti, visto che si uniformò praticamente in tutto e per tutto a Forza Italia, cioè il partito padronale e di plastica che tanto non piaceva a Fini e company. Fu tentata la strada della democrazia interna ma tutto fu inutile e alla fine, preso atto che nel Pdl non era possibile nemmeno costruire un’area del dissenso, a Fini e company non restò che fare i bagagli e andarsene. L’errore naturalmente fu a monte, nell’idea politicamente folle di poter far convivere un partito vero fatto di regole interne, congressi, vita democratica come era An, con un partito di plastica come FI in cui la vita interna è stata sempre regolata secondo gli umori del momento, gli umori del capo. Il filo conduttore del Partito Repubblicano sognato dal Berlusca dovrebbe essere quella rivoluzione liberale tante volte annunciata e mai realizzata sul modello Ronald Reagan, e poco importa se l’Italia non è propriamente l’America e in casa non esistono leader che possano essere ritenuti all’altezza del compianto presidente Usa. 

Ma si sa, Berlusconi ama sognare e far sognare e così dal nuovo De Gasperi è facile passare al Reagan italiano. Ma se la rivoluzione liberale non si è mai riusciti a farla nonostante quasi venti anni di governi berlusconiani sorretti da ampie maggioranze? La giustificazione è sempre la stessa, colpa degli alleati che hanno sempre pensato di più ai meri interessi politici di bottega, alla cura del proprio orticello e al consolidamento del proprio consenso anziché contribuire a cambiare l’Italia. Alleati che una volta si sono chiamati Bossi, poi Casini, poi Buttiglione, poi Follini, poi Fini. Peccato che per realizzare questo progetto l’ex Cavaliere non sembri avere altra scelta che rimettere insieme una sorta di “Armata Brancaleone”. 

Perché, nei suoi desiderata, il Partirto Repubblicano all’italiana dovrebbe comprendere Alfano, Salvini, la Meloni, Brunetta, magari pure Fitto, Passera, Tosi e chi più ne ha ne metta. Utopia, pura e semplice utopia che ci potrebbe anche stare se solo a proporla non fosse chi l’idea del partito unico l’ha rottamata prima del tempo. Mandare in frantumi il Pdl e infine resuscitare Forza Italia è stata proprio la dimostrazione più evidente ed eloquente dell’impossibilità di unire un’area dei moderati italiani, ancora di più oggi che questo progetto sembra riuscire molto di più e meglio a Renzi che ha fatto del Pd una sorta di nuova Dc allargata a sinistra. E allora perché tornare sul luogo del delitto? Perché ostinarsi a riproporre un esperimento già abortito? E Forza Italia? Dopo averla chiusa e riaperta, ora la sigla è pronta a tornare di nuovo in soffitta? Magari per essere ritirata fuori alla prima occasione utile? Intanto perché proibire a Berlusconi di sognare anche qui un Partito Repubblicano in stile americano, magari proprio con lui nei panni di Reagan? 

Certo quando Reagan conquistò la Casa Bianca era un leader all’apice del successo e non un ex leader azzoppato da insuccessi elettorali, inchieste giudiziarie e costretto ogni giorno a difendersi dal fuoco incrociato proveniente dall’interno del partito, il fuoco dei vari Fitto e Verdini. Però, perché impedire a Berlusconi di immaginarsi nei panni di quello che non a torto è considerato uno dei migliori presidenti Usa del Novecento? E allora evviva il Partito Repubblicano. A proposito, ma restando in caso e senza pensare troppo in grande, almeno quello di Del Pennino di Partito Repubblicano sta ancora o no nel campo del centrodestra?
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