Elezioni inglesi, Gasparri: "Da noi l'Italicum ci salva da Grillo..."

08 maggio 2015, Adriano Scianca
Elezioni inglesi, Gasparri: 'Da noi l'Italicum ci salva da Grillo...'
“Un consiglio ai giovani: fate il sondaggista. Non serve alcun titolo di studio, basta sparare cazz...”. Dopo i risultati del voto inglese, che hanno smentito tutte le previsioni, Maurizio Gasparri ironizza sull'ennesimo buco nell'acqua dei professionisti delle previsioni politiche. E, intervistato da IntelligoNews, aggiunge: “Se mandiamo al ballottaggio Renzi e Grillo finiremo all'inferno. Parlare a me del bipartitismo è come parlare a Totti della Roma”. 

In Gran Bretagna tutte le previsioni della vigilia sono state smentite... 

«Chiedo le dimissioni dei sondaggisti di tutto il mondo. Questa è gente che va al bar e spara numeri a caso: 21, 37, 52... Se rinasco farò il sondaggista. Anzi, un consiglio ai giovani: fate i sondaggisti. Non serve alcun titolo di studio, basta sparare cazzate». 

In ogni caso Cameron ha vinto. 

«Sì, Cameron ha vinto abbastanza nettamente, da quello che ho visto». 

Fa scalpore il flop dei liberaldemocratici: quella dei partiti “terzi” è stata solo una moda passeggera? Sarà così anche in Italia? 

«In Italia abbiamo già una legge elettorale che va in questo senso. Ora tutti criticano l'Italicum, ma poi alla fine mica vorremo davvero mandare al ballottaggio Grillo e Renzi? Se il centrodestra, i moderati, chiamiamoli come vogliamo, comunque diciamo se lo schieramento alternativo alle sinistre finisse a fare da spettatore al ballottaggio Renzi-Grillo riducendosi a dover scegliere il male minore ci sarebbe una responsabilità morale che condannerà il centrodestra all'inferno». 

A proposito di legge elettorale: Farage ha preso il 13% ma ha un solo seggio. È questa la “deriva autoritaria” che molti paventano anche rispetto all'Italicum? 

«No, perché purtroppo l'Italicum ha uno sbarramento al 3%. Io l'avrei messo al 10%, fosse stato per me, ma in ogni caso si doveva arrivare almeno al 5%. Quindi chiunque, anche con il 3,1%, avrà rappresentanza. Nessuna deriva autoritaria». 

Sembra che Renzi voglia ribattezzare il Pd “I Democratici”. Berlusconi voleva chiamare il centrodestra “I Repubblicani”. Si va verso un bipartitismo che anche nominalmente richiama quello americano? 

«Parlare a me di queste cose è come parlare a Totti della Roma. Io ho sempre sostenuto neanche il bipolarismo, ma proprio il bipartitismo. Poi la questione dei nomi è un po' provinciale, ma credo che si tratti solo di richiamare degli esempi: può essere “democratici” e “repubblicani”, “laburisti” e “conservatori”, “socialisti” e “popolari”, a seconda del modello che scegliamo. In ogni caso io ho sempre sostenuto questa idea, anche quando non andava di moda. Il Pdl andava già in questo senso ed è stato sabotato da alcuni ottusi. Quando nacque Forza Italia io ero uno dei pochi a dire che era una mossa sbagliata, perché significava un salto all'indietro. Lo dicevo solo io ma non perché io sia un profeta, è la logica delle cose che ci porta verso il bipartitismo».
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