Def, cosa c’è che non va e cosa si devono aspettare i cittadini

08 maggio 2015, Luca Lippi
Def, cosa c’è che non va e cosa si devono aspettare i cittadini
Abbiamo capito tutti una cosa (questo ci dicono ovunque) la crescita presunta è calcolata sulla base di tre fattori esterni: petrolio, euro debole e tassi di interesse. 

Ottimo, è come se un imprenditore pretendesse di fare utili non investendo nell’innovazione del processo produttivo ma sulla speranza che i suoi utili siano ben investiti dal consulente della banca dove sono depositati.

Curiose dinamiche del nuovo che avanza, oppure semplice incompetenza. 

La medesima incompetenza che troviamo in Europa (in realtà non è incompetenza ma solamente un disegno, ormai il gioco è stato smascherato), tant’è vero che la Commissione Europea con le previsioni di primavera attribuisce un ruolo fondamentale a queste condizioni esterne favorevoli, affinché l’Italia possa giungere a una crescita del PIL di 0.6% nel 2015.

Sulla sponda italiana, il governo italiano prevede una crescita del Pil dello 0.7%, nel Def pubblicato lo scorso 10 aprile afferma che il contributo apportato da questi tre fattori incide per lo 0.6% su una crescita complessiva dello 0.7%. 

Tuttavia abbiamo un problema: nelle ultime tre settimane petrolio, euro debole e tassi si sono indeboliti significativamente; l’euro da metà marzo si è rafforzato sul dollaro dell’8% abbondate. Il petrolio greggio, dai minimi dello scorso marzo a 45 USD al barile, è salito fino a 61 +35%. I rendimenti sul Btp decennale, dai minimi di metà marzo a 1.12%, sono passati a 1.93 circa +72%.

A questo punto? È ancora credibile il Def? Facciamo rispondere alla Commissione Europea, che nello stesso bollettino di primavera diffuso il 6 maggio dichiara nero su bianco che in Italia scatterà l’aumento Iva previsto dalla legge n.190 del 2014, meglio nota come legge di Stabilità. Lo scrive Pierre Moscovici, commissario UE agli affari economici.

Un aumento che avrà un impatto molto negativo su crescita e saldo primario italiano. Riassumiamo: le stime contenute nel documento diramato dall’Esecutivo UE, confermano la crescita pari allo 0,6% nel 2015 e all’1,4% nel 2016, prevedono una lieve diminuzione della disoccupazione al 12,4% nell’anno in corso e in ultimo notificano un rafforzamento dei consumi così come il livello medio dei prezzi, atteso in aumento dello 0,2% quest’anno e dell’1,8% nel 2016.

Tutto a spese delle famiglie italiane che secondo l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori si sviluppa come segue: “Gli aumenti dell’Iva e delle accise sono un’arma a doppio taglio: non è detto, infatti, che determineranno le entrate previste. Già in passato, in occasione di tali aumenti, la contrazione de i consumi è stata tale da annullare, o comunque ridimensionare nettamente, gli effetti stimati”. 

Prosegue la relazione di Federconsumatori “è indispensabile che il governo agisca con prontezza e responsabilità, recuperando le risorse attraverso l’eliminazione di sprechi e privilegi e il potenziamento della lotta all’evasione fiscale”.
Inutile commentare le “banalità” ma chiedere un po’ di chiarezza sarebbe auspicabile perché di tutto si parla meno della scure che sta per cadere sul collo dei cittadini. Comprensibile la strategia elettorale, ma fra una legge elettorale e la sospensione delle opposizioni, magari intercalare un po’ di rispetto per gli “ex” elettori sarebbe quanto meno “dignitoso”.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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