8 marzo: No alle quote rosa, "s-Quoti-amoci" donne

08 marzo 2013 ore 11:41, Anna Lisa Renoldi
8 marzo: No alle quote rosa, 's-Quoti-amoci' donne
8 marzo
, festa della donna. Una giornata che nei migliori propositi dovrebbe servire per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne negli ultimi decenni, ma che nella realtà non è niente più che un consunto, trascinato rito che si ripete sempre più stancamente anno dopo anno
. Tante donne, poi, non hanno neppure troppa voglia di festeggiare quest'anno, strette nella morsa di una crisi economica che sembra non finire mai, colpite dalle sempre più frequenti notizie di femminicidi, abusi, violenze e sopraffazioni, angosciate dalle crescenti difficoltà di conciliare il ruolo di madre, moglie, figlia e lavoratrice (sempre che il lavoro ci sia) per la mancanza di un welfare davvero in grado di sostenere le famiglie. Ma " the show must go on ", ed anche quest' anno, nonostante tutto, assisteremo al tradizionale rituale fatto di spelacchiati mazzetti di mimosa venduti da tanti disperati agli angoli di strada o di fintamente allegre riunioni in pizzeria di donne lustrinate e fresche di parrucchiere, con proverbiale contorno di nostrani ragazzotti che scimmiottano i California Dream Men. Al di là di queste manifestazioni festaiole un po' folkloristiche ma innocue, ci toccherà ascoltare anche quest'anno i discorsi fuori dal tempo di qualche vetero femminista che denuncerà discriminazioni e inneggerà alla parità, citando come panacea di tutti i mali le cosiddette quote rosa. L'abbiamo già detto tante volte, le quote rosa non convincono: non si vede proprio in questo strumento un riconoscimento per le donne ed i loro diritti, anzi, sotto sotto, si prova un po' di avvilimento e di sconforto. Le donne in gamba, competenti e preparate - e ce ne sono tante - non hanno bisogno di quote rosa, non hanno necessità - per farsi strada - di essere considerate una specie protetta, di essere pseudo tutelate da una norma che invece certifica implicitamente una loro (presunta) debolezza. Sono perfettamente in grado di emergere da sole grazie ai loro meriti ed alle loro capacità e competenze, grazie alla loro forza di volontà ed al loro abituale spirito di sacrificio, così come è successo e succede quotidianamente nel mondo dell'impresa, della politica, delle libere professioni, della magistratura o dell'università. Le donne - così come d'altra parte gli uomini - devono avere un ruolo perché sono competenti, capaci, meritevoli, disinteressate, preparate ed oneste, non per i loro cromosomi, non perché una legge così impone. Le quote rosa non servono alle donne, al massimo possono tornare comode per spianare la strada in politica a qualche simil velina o " amica di..." Ma di queste donne, a tutti i livelli ed in ogni campo, proprio non ne abbiamo più bisogno.
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