Caso benedizioni a scuola, Don Leonardi: "Efficaci solo se si desiderano. Papa Francesco lo disse"

08 marzo 2015, Marta Moriconi
Caso benedizioni a scuola, Don Leonardi: 'Efficaci solo se si desiderano. Papa Francesco lo disse'
Dicono no alla benedizione pasquale in classe. E, visto che sono in netta minoranza, presentano ricorso al Tar. Il caso è successo a Bologna ed è di quelli che fanno discutere, è giusto o no benedire a scuola? A IntelligoNews parla Don Mauro Leonardi, sacerdote e scrittore che ha anche una rubrica sull'Huffington Post. E usa un esempio di segno opposto a quanto accaduto a Bologna citando Papa Francesco... La vicenda riguarda gli insegnanti di un istituto scolastico comprensivo di Bologna a cui fanno capo tre scuole, le primarie Carducci e Fortuzzi e la secondaria di primo grado Rolandino. Che ne pensa Don Mauro? "Le benedizioni di Dio sono efficaci solo se le si desidera. Nella Messa di Santa Marta del 25 maggio 2013 Papa Francesco raccontava un esempio di segno opposto a quanto accaduto a Bologna, ma con la medesima morale. Si trattava di una signora umile che dopo la festa patronale chiedeva al prete una benedizione. Il prete non gliela voleva dare e diceva "signora lei è appena stata a Messa" e le spiegava la teologia della benedizione nella Messa. La signora - raccontava il Papa - ascoltò umilmente e quando quel prete se ne andò si rivolse a un altro dicendo: "Mi dia la benedizione". Quella donna, concludeva il Papa, sentiva la necessità di essere toccata dalla benedizione del Signore. Ecco il punto che va rispettato sempre in un senso o nell'altro. Si deve benedire chi vuole essere benedetto e non si può benedire chi non vuole essere benedetto". La proposta di portare l'acqua santa nelle classi in occasione della festa di Pasqua era arrivata in consiglio d'istituto su suggerimento di tre sacerdoti, con il supporto di Giovanni Prodi, nipote di Romano, che in quella scuola ha quattro figli, e di Daniela Turci, dirigente scolastico dell'istituto e consigliera comunale Pd di area cattolica.Cosa consiglia di fare invece lei in questi casi? "Non conosco con precisione i regolamenti scolastici. Se non sono in grado di recepire in modo opportuno le disparità di culto e di opinione che ormai sono presenti nella nostra società, vanno rifatti o adattati. Io avrei cercato di muovermi nel modo migliore per rispettare la libertà di tutti senza offendere quella di nessuno. In pratica, mi accorgo che quando le relazioni umane e personali sono ricche e vere gli accordi si trovano sempre. In base a ciò, per dirle con esattezza come mi sarei comportato posso solo risponderle che avrei dovuto vivere quella situazione ma così non è stato". A supportare i critici, anche la sezione bolognese dell'Uaar, l'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, che dichiara: "La scuola pubblica deve essere laica e inclusiva. Gli atti di culto possono trovare spazio nei tanti luoghi di culto della città". I due contrari hanno contestato il fatto che l'argomento non era stato messo all'ordine del giorno. Cosa risponde? "Non sono d'accordo con l'idea di laicità espressa da queste parole dell' Uaar. In moltissime civiltà la dimensione religiosa, e non solo quella cattolica, ha un aspetto anche pubblico, non solo privato. La questione delicata è sapere in pratica che la mia libertà finisce nel punto esatto in cui lede quella degli altri".
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