A Bologna vietata la benedizione pasquale in classe. Caffarra e poi?

08 marzo 2015, Americo Mascarucci

Il segretario generale della Conferenza Episcopale italiana Nunzio Galantino ha ragione da vendere nel prendere posizione nei confronti dei genitori e degli insegnanti di Bologna che hanno presentato ricorso al Tar contro le benedizioni pasquali nelle classi decise da alcuni istituti. 


Galantino ha giustamente osservato come, ancora una volta, con la pretesa di salvaguardare i diritti delle minoranze, in questo caso i bambini non cristiani che frequentano le scuole in questione, si imponga una dittatura delle minoranze. Eh sì, proprio come avvenuto a Natale con i presepi; nonostante la maggioranza delle famiglie volesse il presepe nelle scuole, molti presidi ne hanno vietato l’allestimento proprio per difendere i diritti dei non cristiani, e poco importa se gli alunni di altre fedi è nel numero del 10 o del 20% al massimo; il presunto diritto del 10% deve prevalere sul volere del 90%. 


E’ democrazia questa? Galantino evidenzia poi come spesso e volentieri questi scrupoli nascono solo ed esclusivamente nei confronti di iniziative di carattere religioso, il presepe appunto, la benedizione in classe, la santa messa nelle scuole; mentre nessuno si preoccupa se altri istituti ad esempio organizzano corsi su tematiche attinenti la sfera etica tenuti da docenti dichiaratamente atei che insegnano a non credere che l’universo è opera di Dio ma soltanto di una massa solida e gassosa che un giorno è esplosa. In questo caso nessuno si preoccupa di urtare la suscettibilità delle famiglie cattoliche che mandano i propri figli in quelle scuole. 

A Bologna vietata la benedizione pasquale in classe. Caffarra e poi?
 

Galantino dunque ha ragione, anche se vale la pena ricordare che a sostenere il principio della laicità della scuola pubblica e dunque l’esigenza di tenere fuori preti, suore, presepi e crocefissi, sono quegli atei con i quali la Chiesa di oggi ama dialogare particolarmente. E’ l’Italia degli Scalfari, dei Pannella, degli Odifreddi, atei dichiarati che però si commuovono quando ricevono la telefonata amichevole di Papa Francesco e ne elogiano le qualità umane, lo spirito riformista, le innovazioni, lo stile sobrio; viva Bergoglio, però guai a parlare di Cristo a scuola, guai a benedire le classi, guai ad esporre i crocefissi nei locali pubblici, lo Stato è laico e deve tutelare il diritto dei non cristiani a non essere offesi da simboli religiosi “estrane”. 


Bologna poi è una città in cui l’ateismo, ma soprattutto l’anticlericalismo, è molto radicato. Ne è prova la guerra che anche recentemente certa sinistra politica e sindacale ha scatenato contro il finanziamento alle scuole private, denunciando come il sostegno concesso dal Comune agli istituti non statali, soprattutto quelli religiosi, metta a rischio la qualità della scuola pubblica. E’ stato persino promosso un referendum per chiedere di abolire i finanziamenti alle private e per giorni e giorni le televisioni non hanno fatto che martellare in questa direzione. Un anticlericalismo che in tutti questi anni a Bologna è stato arginato grazie all’azione di un grande pastore, l’arcivescovo Carlo Caffarra che si è scontrato spesso e a viso aperto con i laicisti sui temi etici. 


Caffarra, amico personale e stretto collaboratore di Giovanni Paolo II è ormai giunto a fine mandato, entro giugno dovrà essere sostituito essendo in scadenza la proroga di due anni che gli ha concesso Francesco al compimento dei settantacinque anni. E’ ovvio come in una città come Bologna si renda necessaria la scelta di un pastore di polso come è stato Caffarra, criticato per essere troppo conservatore,  ma capace di difendere gli interessi della Chiesa in contesti molto difficili con la stessa tenacia che ha mostrato di possedere in queste ore lo stesso Galantino di fronte al tentativo, l’ennesimo, di cancellare la religione dalla vita pubblica. Nonostante l’arcivescovo di Bologna sia fra i firmatari del documento anti-Kasper redatto dai cardinali tradizionalisti contrari alla riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia, pare goda di grande stima e considerazione da parte di Bergoglio, il quale pare voglia scegliere il successore in accordo con lui; e pur essendo molto critico nei confronti delle svolte auspicate nell’ultimo Sinodo sulla Famiglia, anche Caffarra sembra ricambiare la stima nei confronti del Pontefice. 


Per un’Arcidiocesi come Bologna non servono pastori del dialogo ma figure energiche e risolute, veri e propri “combattenti per la libertà”; sì, la libertà di poter esporre i crocefissi nelle scuole, la libertà a godere di un pluralismo educativo e di una reale ed efficace parità scolastica, la libertà di opporsi alla registrazione delle unioni civili e delle nozze gay. La libertà di non subire la dittatura laicista, relativista dei salotti buoni, la libertà di riaffermare che democrazia è rispetto delle minoranze ma pure governo della maggioranza; anche a scuola.

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]