Dalle onde celebrali si può capire se suoni uno strumento. La ricerca made in Italy

08 marzo 2016 ore 7:39, Andrea Barcariol
Capire se una persona è un musicista e persino quale strumento suona. E' possibile leggendo le onde cerebrali. E' quanto emerge da uno studio condotto dagli scienziati dell'università di Milano-Biocca che hanno analizzato 20 persone: 10 giovani dai 21 ai 32 anni, diplomati al Conservatorio Giuseppe Verdi del capoluogo lombardo e 10 studenti universitari non musicisti. Lo studio, apparso sulla rivista 'Music Perception', pubblicata da University of California Press, è stato condotto da Alice Mado Proverbio, docente di Neuroscienze cognitive presso il Dipartimento di Psicologia della Bicocca, insieme al suo gruppo di ricerca in Neuroscienze della musica, coaudiuvati da Andrea Orlandi, dottorando in Psicologia. La ricerca si è concentrata sull’attività bioelettrica di superficie e sull’area della corteccia prefrontale. Ognuno dei 20 ragazzi ha visualizzato 180 video nei quali venivano eseguite una o due note con violini e clarinetti, all’interno di una cabina schermata acusticamente, con l’obiettivo di isolare le persone da qualsiasi altro suono e ottenere la migliore correlazione possibile fra stimolo e risposta. Si è evidenziato che sottoposti a una stimolazione sensoriale i neuroni comunicano fra loro producendo un debolissimo segnale bioelettrico, rilevabile sulla superficie del capo: a seconda dell'esperienza o delle caratteristiche della persona, cambierà il livello di attivazione cerebrale. Il legame cercato dal Bicocca Erp Lab è quello che associa il timbro di uno strumento musicale alle competenze individuali, permettendo di capire se c'è familiarità con determinati suoni musicali e con uno specifico strumento.

Dalle onde celebrali si può capire se suoni uno strumento. La ricerca made in Italy
"La spiegazione si trova nella corteccia prefrontale del nostro cervello. Questa regione codifica gli stimoli (basandosi sugli input che provengono dall'area uditiva, la corteccia temporale superiore) e si relaziona con stimoli già codificati, integrandoli con le nostre conoscenze pregresse. Ci consente cioè di 'leggere' la realtà e interpretarla". spiegano gli studiosi dalla Bicocca. "Poiché il nostro cervello, e in particolare la corteccia prefrontale, dedica un'attività elaborativa meno intensa alla codifica di materiale già noto o familiare - sottolinea Mado Proverbio - è possibile stabilire, osservando le 'anterior negativities' frontali, qual è lo strumento suonato da una persona di cui non si sa nulla, oppure escludere che suoni uno strumento musicale. E' uno studio di 'mind reading', o lettura del pensiero per cui si individuano delle 'firme neurali' di rappresentazioni mentali, rendendo possibile la messa a punto di algoritmi in ??grado di ricostruire esperienze percettive dinamiche".
Da tempo gli scienziati cercano di indagare gli effetti della musica sul cervello. In una ricerca Robert Zatorre, uno dei fondatori del canadese laboratorio di ricerca Brain, Music and Sound ha studiato i meccanismi neuronali di percezione musicale. Dal momento della loro percezione da parte dell'udito, i suoni vengono trasmessi al tronco cerebrale prima e alla corteccia uditiva primaria poi; gli impulsi viaggiano quindi in reti cerebrali importanti per la percepire la musica e per immagazzinare quella già ascoltata. La risposta cerebrale ai suoni è infatti condizionata dai suoi uditi in passato, in quanto nel cervello sono contenuti i dati relativi a tutte le melodie.

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