Giappone: contrazione inferiore alle attese, “svalutazione competitiva” funziona?

08 marzo 2016 ore 11:03, Luca Lippi
Nell'ultimo trimestre del 2015 l'economia giapponese si è contratta meno di quanto inizialmente stimato, ma i consumi privati sono rimasti deboli, a dimostrazione delle difficoltà che sta incontrando l’economia del Paese a far ripartire la crescita in un contesto internazionale non del tutto favorevole (un po’ tutti sono in contrazione a causa di una contrazione globale di scambi e fiducia dei consumatori). Forse su questo dato la Boj (banca centrale Giapponese) avrebbe volentieri evitato a fine gennaio di abbassare a livello negativo (-0,1%) il tasso sui depositi in eccesso che le banche nipponiche lasciano in giacenza presso di essa.

Giappone: contrazione inferiore alle attese, “svalutazione competitiva” funziona?
Nel quarto trimestre il Pil è sceso ad un tasso annualizzato dell'1,1%, contro una lettura iniziale di -1,4% e attese di -1,5%. I consumi privati sono invece scesi dello 0,9%, poco più della stima preliminare di -0,8%. A questo dato si aggiunge il dato peggiore in visione prospettica che è quello del calo previsto per il secondo mese consecutivo della fiducia dei consumatori sceso a 40,1 da 42,5 di gennaio. 
Fatto saldo il principio che il limite di guardia è 50, sicuramente è il dato che preoccuperebbe di più l’economia nipponica perché la contrazione dei consumi interni è una china che costringe il Paese a correre dietro gli interessi da pagare invece di ridurre il debito e quindi è una situazione destinata a peggiorare senza un intervento di stimolo strutturale sul ciclo economico.
Portare i tassi sotto lo zero rimane comunque una misura non ortodossa, di politica monetaria, che qualcuno fra gli economisti chiama anche «mossa della disperazione». Ci ha già pensato da tempo la Bce fra le grandi banche centrali (Federal Reserve e Banca d’Inghilterra hanno invece ridotto i tassi a zero, non sono scesi oltre).
Le banche centrali non lo ammetteranno mai, ma le mosse sui tassi servono soprattutto per mascherare "svalutazioni competitive" del cambio particolarmente utili per ridare slancio a un’economia stagnante, in questo modo il Giappone cerca di stimolare le esportazioni per evitare lo stallo dei magazzini dell’industria interna che sarebbe un’ulteriore sventura per l’economia del Paese. Dunque la svalutazione competitiva “non ortodossa” serve a svalutare il cambio per forzare la circolazione.
Per esempio l’euro è iniziato a scendere davvero nei confronti del dollaro quando i tassi dell’Eurozona sono finiti in negativo e se la BoJ ha tagliato proprio adesso, dopo che lo yen si è pericolosamente apprezzato nelle ultime 5 settimane è sintomatico del fatto che ha avviato una vera e propria svalutazione competitiva. 
Ovviamente lo scopo primario dovrebbe essere quello di spingere le banche commerciali a stimolare l’economia interna invece di pagare per depositare le giacenze, ma per questo bisogna anche fare in modo che i consumatori tornino a consumare appunto, le banche il denaro lo investono non lo scommettono! 

autore / Luca Lippi
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