Pdf: vecchio schema CL e nuovo schema grillino. Consigli al Comitato Difendiamo i nostri figli

08 marzo 2016 ore 11:17, Fabio Torriero
Prendo atto che il dibattito nato dall’annuncio di Mario Adinolfi e Gianfranco Amato di costituire un soggetto politico (il Popolo della Famiglia), che si presenterà alla prossime elezioni, dopo le prime reazioni velenose (e purtroppo ce ne saranno ancora), molto faticosamente e lentamente sta assumendo toni e contenuti più normali e accettabili. Degni di quello stile che dovrebbe caratterizzare chi si richiama a certi valori.
Al di là delle singole opinioni, condivisibili o meno, ho apprezzato la risposta, anche se critica del direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Roberto Cascioli alle argomentazioni di Gianfranco Amato e il livello del confronto tra Mario Adinolfi e Antonio Socci (movimento Vs partito). 
E questo mi dà lo spunto (anche in vista della prossima convention del Pdf di venerdì 11, a Roma, al Palazzetto delle Carte Geografiche, dove si vedranno gli umori e si registrerà la prima risposta dei comitati), di tornare sull’argomento.

Pdf: vecchio schema CL e nuovo schema grillino. Consigli al Comitato Difendiamo i nostri figli
Le ragioni dei detrattori dell’iniziativa-Pdf ripetono come un mantra che “i cattolici non devono fare un partito”, “non devono fare politica”, e certamente nei prossimi giorni scomoderanno il Risorgimento, Renzo De Felice e Augusto del Noce. E ricorderanno l’esperienza della Dc, che non ha impedito la vittoria del divorzio e dell’aborto, primi capisaldi di quella “società radicale di massa” (si legga la modernità del consumatore, non dei diritti civili), che Renzi sta completando a livello legislativo e politico.

Occorre ancora una volta riassestare il tiro, almeno per orientare una discussione in modo corretto e obiettivo:

1) Il Pdf, da dichiarazioni dei suoi fondatori (Adinolfi e Amato, leggere pure La Croce e l’intervista che ieri quest’ultimo ha rilasciato a IntelligoNews), non sarà un “partito cattolico” e basta, ma un “partito di cattolici”, un “partito per la famiglia” nel suo complesso, in continuità con la geniale intuizione che ebbe Don Sturzo nel 1919, col suo appello agli Uomini Forti e Liberi, premessa per la fondazione del Partito Popolare. Un soggetto politico aperto pure a chi non è credente, e a chi, trasversalmente, ne condivide la battaglia antropologica (pensando ai propri figli), stante la delusione verso una classe politica debole o “ascara” del pensiero unico laicista;

2) Per logica conseguenza cade automaticamente l’accusa di “partito monotematico”. Altra semplificazione manichea e in malafede. La famiglia, secondo quando si comprende, sarà la parola-chiave, la chiave d’accesso, il prisma, il pacchetto-proposte per la presenza nelle amministrazioni. Basta focalizzare le sue declinazioni legislative e programmatiche a 360 gradi: fisco, sussidiarietà, sicurezza, terzo settore, valori etc

3) Resta sul tappeto il dibattito relativo al rapporto tra Comitato “Difendiamo i nostri figli” e il Popolo della Famiglia. Credo che una distinzione di ruoli non conflittuale (è confido pertanto, nell’incontro di domani tra i suoi esponenti), sia una buona cosa. Il Pdf non è “il partito del Family Day”, ma è il partito che nasce “dal Family Day”. La differenza è importante. Il Comitato (evitando bocciature e stroncature d’ufficio, utili soltanto ai media di regime) continuerà a svolgere una mission culturale, movimentista, di pressione dall’alto, magari attivandosi in vista del referendum sulle riforme di Renzi; il Pdf, dal canto suo, aggregherà il consenso dal basso (schema grillino), senza vescovi-pilota e legittimazioni da parte di caste (politiche, giornalistiche) ormai superate che evidentemente (a giudicare dalle reazioni scomposte) pensavano di spartirsi il patrimonio del 30 gennaio con i soliti vecchi e inefficaci metodi;

4) Poiché nessuno può impedire il diritto alla passione politica, alla coscienza civile, all’amore per la polis, alla dimensione pubblica e non esclusivamente privatistica dei cattolici, bene che andrà alle prossime elezioni i cattolici e chi condivide certe battaglie antropologiche, troverà una più grande offerta politica: Popolo della Famiglia, Idea, liste civiche, Fratelli d’Italia, Fi, Marchini, Bertolaso e compagnia cantando, da destra a sinistra;

5) Ma una domanda sarà legittima e sorgerà spontanea: chi rappresenta meglio e al meglio il 20 giugno e il 30 gennaio? Partiti opportunisti al tramonto e leader di formazione laicista?

6) E allora automaticamente sarà tutto chiaro, cadranno i veli della maldicenza, dell’ipocrisia e del protagonismo: può la base del Family Day approvare vecchi politici (i professionisti storici del cattolicesimo parlamentare), reiterando nell’urna uno schema fallimentare (i cattolici nei partiti), che non è riuscito a fermare nulla? Si può sempre giocare in difesa, reagendo unicamente a leggi sbagliate? Anche perché la prossima manifestazione di popolo (dopo il 20 giugno e il 30 gennaio), potrebbe essere soltanto il triste ruggito del topo, la certificazione di un’impotenza che fa comodo a molti;

7) Ecco perché bisogna giocare in attacco, anche a costo di smontare vecchie caste e vecchie rendite di posizione. E poi, vinca il migliore;

8) Chi pensa al Contenitore Family Day come a un bellissimo disegno piazzaiolo, movimentista e astratto, che non deve fare politica (schema Comunione e Liberazione come ribadisce di fatto Antonio Socci) consegna a mio avviso queste idee ai soliti noti. Il tramonto di CL lo dimostra. E poi, CL pur non facendo politica l’ha fatta eccome: col suo braccio affaristico (Compagnia delle Opere), con i risultati che abbiamo visto; con la metapolitica (Movimento Popolare) e la penetrazione nei partiti, con i risultati che abbiamo visto. Oggi quell’epoca è finita e anche “grazie” a quella concezione la secolarizzazione è andata molto avanti, l’Italia è peggiorata (meglio non soffermarsi sulla berlusconizzazione del nostro Paese), e il popolo cristiano è andato molto indietro.
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