8 marzo, Cecchi Paone: "Politiche per la famiglia e asili nido per tutti. L'utero? Solo ai parenti"

08 marzo 2016 ore 12:03, Lucia Bigozzi
“Bisogna tornare a pretendere l’assoluta uguaglianza che le suffragette inglesi chiedevano a proposito del voto più di un secolo fa”. Ma le donne che affittano l’utero “non sono le nuove suffragette”. Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico, analizza l’8 marzo da prospettive diverse rispetto ai canoni tradizionali. Nella conversazione con Intelligonews considera la ricorrenza “abbastanza ridicola” e la donna di oggi “una protagonista mancata della sua vita e della vita sociale”. 

Come legge la festa della donna anche alla luce del dibattito sulle unioni civili e il tema della maternità e della maternità surrogata? 

«Quest’anno la vedo come una festa in tono molto minore e secondo me giustamente».

Perché?

«Nel senso che questa festa di un giorno è abbastanza ridicola soprattutto in Italia dove abbiamo un tale ritardo rispetto alla condizione sul lavoro, al tema della retribuzione, del livello di posti di lavoro reali, del ruolo di responsabilità e potere non solo sul piano politico ma anche a livello di classe dirigente. C’è ancora da fare un lungo lavoro quotidiano, altro che festa di un giorno… ».

Dalle unioni civili all’utero in affitto: ci vede connessioni con la ricorrenza dell’8 marzo?

«No. La connessione che vedo è con la questione del crollo della natalità in Italia che è un problema di grande respiro ma anche il vero nodo che accusa, chiama in causa i governi italiani di tutti i colori, negli ultimi 50 anni. E il punto è l’assenza di una vera politica per la famiglia e mi riferisco agli asili nido, a un sostegno per le coppie che decidono di avere un figlio. Faccio notare che la Francia ha il matrimonio egualitario e questa cosa l’ha già fatta dando un segnale da un lato sui diritti pieni e dall’altro di attenzione alle coppie che hanno bisogno di sostegno per procreare. Oggi in Italia la donna è fondamentalmente una protagonista mancata della sua vita e della vita sociale. Sul piano del futuro del paese, non riesce ad esercitare una delle sue funzioni, che è appunto quella di partecipare alla riproduzione della popolazione in maniera consapevole e protetta»

Che augurio rivolge alle donne?

«Il mio augurio è di rialzare la voce. Il movimento femminile – non femminista, ci tengo a specificare – dopo aver avuto un ruolo da protagonista su divorzio, aborto e in parte anche sulla fecondazione assistita, oggi ha poca voce e questa voce non è chiara. Bisogna tornare a pretendere l’assoluta uguaglianza che le suffragette inglesi chiedevano a proposito del voto più di un secolo fa»

Le donne che affittano il proprio utero sono le nuove “suffragette”?

«Assolutamente no. Nel caso della maternità surrogata fatta per un parente, una persona cara, cioè come gesto di generosità, non dico una parola perché fa parte del concetto di famiglia allargata che a me piace e che secondo me è il futuro del mondo. Nel caso di chi, invece, lo fa perché costretta da condizioni di povertà, vorrei un argine perché somiglia molto a chi deve vendere un organo per mangiare».

Da questo punto di vista condivide la Bonino quando dice “se posso donare un rene, perché non donare l’utero”?

«Certo, la penso come la Bonino, come sempre…(sorride, ndr). Però leggo il suo ragionamento anche al contrario: in questo caso non è una donazione ma una vendita. La donazione mi può commuovere così come mi commuove coloro che donano un organo e nel caso specifico l’uso di un organo sempre se fatto in un progetto di famiglia allargata, di affetti. Chiaro che se una persona deve vendere un rene perché non mangia, c’è qualcosa che non torna, che non va bene»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]