8 marzo, Costanza Miriano: "Auguro di trovare uomini che facciano gli uomini, mariti non capiufficio"

08 marzo 2016 ore 12:33, Andrea De Angelis
Ha scritto libri decisamente anticonformisti. Ha parlato con coraggio della sua esperienza, dipingendo un modello per tanti scomodo. Oggi, festa della donna, IntelligoNews ha chiesto a Costanza Miriano di leggere questa ricorrenza con gli occhi di donna, mamma e scrittrice, regalando il suo augurio alle tante donne che l'apprezzano e a quelle che invece l'hanno criticata...

Il suo ultimo libro, Quando eravamo femmine, è solo l'ultimo lavoro di un percorso che l'ha portata sovente a parlare della figura femminile. Che senso dà alla festa della donna?
"Sinceramente vivo questa ricorrenza come un giorno normale, non credo ci sia bisogno di una festa perché le conquiste le abbiamo ricevute in dono al momento della nascita. Non credo cioè che le donne debbano emanciparsi da nulla o conquistare ciò che abbiamo già. Anzi. Credo che le donne abbiano bisogno di uomini che facciano gli uomini. Oggi nel mio blog per festeggiare le donne ho raccontato che quelle più belle incontrate ultimamente sono le monache benedettine, cioè donne completamente pacificate. La retorica femminista qui in Occidente la trovo cioè completamente fuori luogo. Altrove la condizione della donna chiede battaglia, ma non è il nostro caso". 

Spesso ha puntato il dito contro i falsi miti del progresso. Anche quello che sembra essere il tema del momento, ovvero l'utero in affitto, va letto in questo modo? 
"Non credo che sia il tema dominante perché grazie a Dio è nei numeri una rarità, specie qui in Italia. Certamente merita attenzione in quanto punta dell'iceberg della società radicale di massa che dà diritto di cittadinanza a tutti i desideri. Una questione che però non è di genere, ma antropologica e dunque più ampia".

8 marzo, Costanza Miriano: 'Auguro di trovare uomini che facciano gli uomini, mariti non capiufficio'
Agli uomini piace la donna del XXI secolo oppure registra una forma di nostalgia nei confronti di quelle del passato?
"A me non piace parlare dei modelli del passato, non li conosco direttamente e dunque non amo parlarne. Credo poi che la storia la guidi Dio e non dobbiamo tornare indietro. Certo, c'è una grande nostalgia di un qualcosa che è nel nostro cuore, di una donna che sia accogliente, che abbia il suo spazio e non si senta per forza indipendente. Tutti dipendiamo da qualcuno e credo che sia meglio dipendere da un uomo che si ama piuttosto che dal capoufficio. Gli uomini hanno un grande desiderio di donne femminili e poco aggressive, figure che non abbiano paura della propria fragilità".

Lo scrittore Fulvio Abbate in una intervista appena concessaci ha augurato alle donne di non avere come modello quello maschile. Una visione che la trova d'accordo?
"Sì, assolutamente. Il femminismo è iniziato come una legittima richiesta di libertà e di diritti. Pensiamo all'opportunità di studiare che era poco diffusa e aveva come via obbligata quella della casa. Sicuramente questo non era un bene, essere liberi di scegliere è una cosa positiva. Insieme a queste ed altre conquiste legittime noi donne però abbiamo adottato gli stili maschili. Inoltre insieme alle conquiste abbiamo chiamato diritti anche le cose che ci offendono di più, ovvero l'aborto, l'idea di lasciare i nostri figli in mano ad altre donne per lavorare fuori casa come se fosse una conquista. Queste sono fregature della cosiddetta emancipazione. Il meglio della nostra vita, come dice Ratzinger, è nel custodire la vita quando è più debole. Credo allora che il femminismo a un certo punto abbia preso una strada che ha tradito completamente le aspirazione originarie". 

Cosa augura alle donne?
"Auguro ad ogni donna di accogliere il proprio desiderio di essere guardata con uno sguardo d'amore. Tutte le donne hanno bisogno di questo sguardo innamorato e auguro loro di trovarlo in Dio, l'unico che non ci delude mai. Auguro ad ogni donna di saper riconoscere, se la sua vocazione è quello al matrimonio, questo sguardo attraverso il marito". 
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