“Non prendo impegni sulle pensioni” così Renzi fa arrabbiare precoci e sindacati

08 marzo 2016 ore 14:35, Luca Lippi
Deludenti le dichiarazioni di Matteo Renzi a detta dei “lavoratori precoci” che aspettavano una soluzione sostenibile in tempi brevi e soprattutto una soluzione adeguata in termini economici.
L’argomento si configura all’interno della riforma delle pensioni e specificatamente riguardo l’uscita anticipata.  Ovviamente come abbiamo anticipato in più occasioni, si sta accumulando ritardo piuttosto fastidioso, in particolar modo sull’argomento specifico, sulle riforme, tuttavia è utile ricordare che l’argomento è piuttosto complicato e oggetto di diverse modifiche proprio perché nel tempo c’è stata un’applicazione di norme fin troppo frettolose. Le dichiarazioni originarie sulla riforma delle pensioni parlavano di un intervento entro il 2016, poi però Matteo Renzi ha fatto capire chiaramente che finché non c’è la certezza di poterlo fare senza interruzioni e senza dover poi intervenire strutturalmente non comincerà nessuna strutturazione della riforma, e allora significa che non c’è ancora neanche “la luce” anche perché prima di tutto c’è bisogno di risorse economiche adeguate e la certezza è che le risorse non ci sono quindi inutile insistere.

“Non prendo impegni sulle pensioni” così Renzi fa arrabbiare precoci e sindacati
Ovviamente oltre i pensionati che si sentono particolarmente danneggiati dalla Fornero si è aggiunto il coro dei sindacati e nello specifico si levano gli scudi di coloro che hanno cominciato a lavorare a 14 anni che si trovano costretti ad aspettare i 67 anni di età per poter sperare una pensione.
In buona sostanza mentre governo e sindacati si confrontano sul nulla, tutti coloro che aspettano con ansia quota 41 e anche altre schiere di lavoratori agli sgoccioli con le forze propulsive si ritrovano senza alcuna speranza di vedere una soluzione alla loro situazione pensionistica.
L'unico modo per cambiare la Legge attualmente in vigore è quella di votare il DDL 857, che contiene la quota 41 per i precoci e la misura per andare in pensione a partire da 62 anni di età con 35 di contributi. I lavoratori precoci invocano un diritto alla Pensione che dopo 41 anni di lavoro (spesso faticoso e usurante) dovrebbe esser riconosciuto indipendentemente che sia inserito nella riforma, ma Renzi deve far quadrare i conti e questa in parte è un’esigenza scarsamente compresa dai diretti interessati che interpretano le parole di Renzi come una sorta di superficiale disattenzione, nei fatti il problema del Governo è realmente una mera questione economica, ma non è neanche comprensibile pretendere che le persone accolgano la motivazione come una soluzione a un problema di resistenza umana!
Erano stati promessi anche interventi sul tema della pensione donne, pensare di far lavorare le donne fino a 70 anni è qualcosa di veramente inconcepibile soprattutto se inseriamo il contesto all’interno di un menage che spesso vede le “nonne” dover contribuire oltre che economicamente anche fisicamente alla crescita e allo sviluppo dei nipoti allo scopo di consentire ai figli di poter condurre una vita professionale dignitosa. Diventa anche un paradosso cercare risorse per il bonus bebè, è come dare dieci auro a un neonato e dirgli di andare a farsi la spesa da solo!

autore / Luca Lippi
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