Legge di Bilancio esame di Upb, Corte dei Conti e Bankitalia: ‘Non priva di rischi’

08 novembre 2016 ore 11:11, Luca Lippi
Bastonata la Manovra appena approdata a Montecitorio? In realtà è solo la conferma di quanto già detto alla presentazione della nota di aggiornamento del Def, e siccome i Mercati alle critiche presentate alla Nota del Def (4 ottobre) non diedero alcun seguito, c’è da scommettere che succederà la medesima cosa dopo l’audizione alle Camere alla presentazione della Manovra di ieri. Ma andiamo con ordine.

I commenti in audizione alle Camere di ieri, e quelli alla presentazione della Nota del Def del 4 ottobre
Upb: il giudizio dei supercontrollori dei conti, in audizione alla Camera, hanno cercato di far capire che emerge uno squilibrio, per la precisione, il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro giudica la Manovra "non priva di rischi"; nel complesso, Pisauro non contesta l'incremento delle spese in deficit, quanto  "l'assunzione di impegni permanenti dal lato delle spese correnti, in particolare per le pensioni e il pubblico impiego, compensati solo in parte da entrate permanenti e certe". 
Secondo l’Upb, la manovra e il decreto fiscale si caratterizzano per la presenza di "alcuni interventi di ampia portata (in particolare a sostegno degli investimenti privati) e molte misure frammentarie destinate a finalità diverse difficilmente riferibili a un disegno organico di politica economica".
Durissimo poi sulla rottamazione delle cartelle di Equitalia: "La cosiddetta rottamazione dei ruoli per gli anni 2000-2015 consentendo ai contribuenti di estinguere il debito di imposta al netto di sanzioni e interessi di mora finisce per premiare i contribuenti meno meritevoli e per questa via può contribuire a indebolire il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti". 
Perplessità di Pisauro anche sulla riedizione della voluntary disclosure per cui “la quantificaizone del gettito rischia di essere sovrastimata”.
Cosa espresse l’Upb alla presentazione della Nota sul Def?
Secondo l’Upb riguardo le stime, queste “appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo risultando significativamente fuori linea”. 
Rianeva cauto in attesa di precisazioni limitandosi a non validarlo. Fece notare all’epoca Pisauro “le stime di crescita del Pil per il prossimo anno sono non positive», ed evidenziava in particolare che nel 2017 la crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2 rispetto al valore massimo rilevato. Concludeva laconico Pisauro sul pareggio di bilancio: “Difficile che sia conseguito, in base a quanto il governo ha scritto nella nota al Def. Purtroppo non si ha un dettaglio quantitativo delle misure, malgrado la nuova legge di bilancio, come pure le vecchie regole, lo prevedano. Ma in base alle indicazioni che abbiamo, la crescita del 2017 è fuori linea”.

Corte dei Conti: "Coperture problematiche". Le coperture della legge di bilancio, secondo il presidente Arturo Martucci Di Scarfizzi, presentano "elementi di problematicità" e la riduzione della spesa è limitata. 
Non solo: occorre fare attenzione al gettito previsto dalla lotta all'evasione fiscale, i cui risultati in passato non sono sempre stati "all'altezza delle aspettative".
"Sul fronte delle coperture emergono taluni elementi di problematicità che inducono a qualche approfondimento", ha detto, aggiungendo che "il ruolo assegnato alla riduzione della spesa è limitato". In particolare, ha sottolineato, "le maggiori spese sono compensate per meno della metà da tagli di precedenti autorizzazioni" e nel 2018 "a fronte di aumenti di spesa di oltre 15 miliardi solo 4,5 provengono da corrispondenti riduzioni".
Cosa disse la corte dei conti all’epoca della presentazione della Nota sul Def?
la Corte dei Conti espresse più di una perplessità, soprattutto sulla crescita dei prossimi anni. Secondo la magistratura contabile la domanda internazionale rischia di pesare sulle nostre esportazioni e dunque sulla crescita, con conseguenti difficoltà per rispettare gli obiettivi di bilancio. 
Alla magistratura contabile in particolare, sono sembrati subito sovrastimati sia gli investimenti sia i consumi delle famiglie (da 0,4 a 1%).

Bankitalia: Pil a +1% nel 2017 non è irraggiungibile: "Il Governo prevede per il 2017 una crescita del Pil pari all'1%. Questo valore è superiore alle stime dei principali previsori oggi disponibili, che variano tra 0,5 e 0,9, ma non irraggiungibile, tenendo anche conto delle ripercussioni sull'attività economica dell'ordinamento nettamente espansivo della politica di bilancio", ha affermato il vice direttore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini. 
Per via Nazionale, "la ripresa è moderata, c'è ma stenta a rafforzarsi". La manovra per il 2017 "ha una intonazione espansiva" e contiene "diversi interventi apprezzabili, in quanto rivolti ad affrontare temi chiave per il Paese" dall'accumulazione di capitale produttivo al contrasto dell'evasione fiscale alla prevenzione del rischio sismico, ha sottolineato Signorini.
Bankitalia ha espresso riserve sugli incassi stimati dalla lotta all'evasione: "Rispetto alle stime di interventi di altra natura, la valutazione del gettito derivante dal contrasto all'evasione ha un grado di incertezza superiore", ha detto Signorini. 
Prosegue spiegando meglio: "Secondo le valutazioni ufficiali, il complesso delle misure in tema di evasione e di recupero del gettito produrrà maggiori entrate per 6,4 miliardi nel 2017, 5,9 nel 2018 e 4,3 nel 2019 queste somme rappresentano più della metà delle maggiori entrate previste per il biennio 2017-2018, e oltre il 40% per il 2019".
Bankitalia all’epoca della Nota del def
Per Bankitalia l’obiettivo strategico rimaneva “la riduzione del peso del debito sull’economia”, ostacolata dalla bassa crescita del Pil, e poi dalle difficoltà oggettive di realizzare i progetti relativi alle privatizzazioni.
Bankitalia voleva essere pragmatica, riferendosi alle misure di sostegno alla crescita: “sarebbe opportuno concentrare l’attenzione su quelle che possono favorire una rapida ripresa degli investimenti sia privati sia pubblici”. Per questi ultimi, in particolare, “occorre assicurare non solo lo stanziamento di risorse, ma anche presidi per un’efficiente e tempestivo loro utilizzo”. 
Inoltre, la politica monetaria “eccezionalmente espansiva” di cui beneficia l’economia “non e’ un motivo per non agire, tutt’altro: le altre politiche economiche possono e devono sfruttare lo spazio che essa crea”. 
I minori oneri per interessi consentivano, spiegava Bankitalia, “di avviare la riduzione del debito pubblico senza frenare l’economia: una questione essenziale per un paese come l’Italia, dove il peso del debito pubblico ereditato dal passato è così alto”. 
Lo stimolo congiunturale, proseguiva Signorini, permette di “attenuare i costi di breve periodo delle riforme strutturali, creando le condizioni per accelerarne l’attuazione; agevola il rilancio, il completamento delle riforme”. 
Secondo la Banca d’Italia bisognava riprendere il percorso delle privatizzazioni. “Un’appropriata strategia di privatizzazione non contribuisce solo a ridurre il debito; dovrebbe anche perseguire l’obiettivo di accrescere l’efficienza, in un quadro di adeguate regole e controlli”. 
Le difficoltà di realizzare le privatizzazioni previste, a causa delle “condizioni di mercato avverse” hanno influito negativamente sulla riduzione del debito che, sottolinea Bankitalia, “resta un obiettivo strategico”. “E’ fuor di dubbio che le condizioni del mercato rilevino per decidere quali privatizzazioni effettuare e quando”, spiegava Signorini.
Insomma, bocciatura il 4 ottobre e non promozione ieri (7 novembre). Dobbiamo attendere lo scioglimento di tutti gli emendamenti per avere un giudizio definitivo della manovra.

autore / Luca Lippi
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