La nuova Europa dal libro di Brienza: cosa hanno detto Fabio Torriero, Mario Adinolfi e Mons. Luigi Negri

08 novembre 2016 ore 11:00, intelligo
Europa orientale: un nuovo modello per l’UE?
A discutere di questo scenario Fabio Torriero, Mario Adinolfi e Mons. Luigi Negri alla presentazione del libro di Giuseppe Brienza: “Comunità internazionale e ruolo degli Stati” (Aracne editrice)

di Sara Deodati

“Comunità internazionale e ruolo degli Stati. L’attuale fase storica” è il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Brienza, giornalista e responsabile della formazione del “Popolo della Famiglia” (PdF), la formazione politica cui hanno dato vita l’11 marzo scorso a Roma Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e Nicola Di Matteo. Lo stesso Adinolfi firma la Prefazione di quest’opera, una sintetica ma accurata ricerca storico-giuridico che indaga l’evoluzione globale, dal punto di vista geopolitico e del diritto internazionale, con un occhio particolare sull’Unione europea (Aracne editrice, Roma 2016, pp. 134, € 12). 
La nuova Europa dal libro di Brienza: cosa hanno detto Fabio Torriero, Mario Adinolfi e Mons. Luigi Negri

Dopo i saluti iniziali rivolti ai partecipanti dal vice presidente dell’associazione “Non si tocca la Famiglia” e Coordinatore Nazionale del Popolo della Famiglia Nicola Di Matteo, l’ospite d’eccezione della presentazione di sabato scorso a Roma presso il Centro Congressi “Cavour” è stato l’Arcivescovo di Ferrara Luigi Negri, il quale ha trattato il tema “Terrorismo e convivenza civile in Europa”.
L’analisi di Mons. Negri è partita da una “presa d’atto”, necessaria per affrontare il tema “religione e politica” in Europa. Infatti, come ha affermato l’Arcivescovo che è stato allievo e amico di Mons. Luigi Giussani (1922-2005), «occorre che prendiamo atto che si è conclusa una fase drammatica, quella dell’antropologia laicista. Le nostre Chiese hanno dovuto patire nel Novecento la terribile compagnia dei totalitarismi ma, subito dopo, sono state travolte dalla tragedia di una politica europea totalmente autonoma dalla dimensione religiosa». Ma nonostante gli eventi e le derive degli ultimi due decenni, non si è ancora capito bene, ha aggiunto Mons. Negri, che le origini della “mala pianta” dell’antropologia laicista derivano anche dalla grande rottura del XVI secolo, e quindi dalla c.d. Riforma protestante. «Con Lutero – ha detto l’Arcivescovo - la dinamica del credere si fa un evento eminentemente soggettivo. Una differenza che i cattolici non possono dimenticare perché, solo così, è possibile impostare un serio dialogo, oggi».
Secondo Mons. Negri, infine, il merito di analisi come quelle contenute nel libro “Comunità internazionale e ruolo degli Stati”, sta anche nell’evidenziare, dal punto di vista etico-giuridico, che «il rapporto tra religione e politica va riassunto alla luce della tradizione civile e religiosa europea e della grande stagione della Dottrina sociale della Chiesa. La vita politica nazionale e internazionale, insomma, deve necessariamente confrontarsi con la dimensione religiosa, senza che la Chiesa invada la dimensione socio-politica, ma facendo in modo però che essa dia credito a chi se ne occupa in maniera seria e responsabile dal punto di vista cristiano».
Il moderatore dell’incontro, Fabio Torriero, nel suo intervento ha anticipato diversi dei temi trattati nella relazione di Mons. Negri, delineando quelli che appaiono i tre cardini dell’attuale crollo della costruzione politica dell’Europa: «la crisi economica e d’identità, l’incapacità di gestire i flussi migratori e la minaccia del fondamentalismo islamico». Tutto ciò, ha giustamente osservato Torriero, «Ci fa interrogare come europei, perché gli Stati nazionali non possono essere neutri, neutrali, rispetto ai valori di fondo di una Comunità, alle identità sociali, come vorrebbe l’attuale Unione europea. Può l’autorità politica ridursi a una sorta di “vigile notturno” che fa passare tutto e tutti?». 
Molto importante, secondo il direttore di “Intelligonews”, la parte del libro di Brienza che mostra la valenza, dal punto di vista istituzionale, giuridico e culturale, delle Costituzioni e degli ordinamenti degli Stati dell’Europa dell’Est, sottolineandone una loro “particolarità”, «ovvero la tenace resistenza alle pressioni eurocratiche contro sovranità, famiglia e vita che, vale la pena chiedersi: rappresenta un retaggio del loro passato e della loro storia oppure si tratta di ordinamenti che possono costituire un nuovo modello per l’Unione europea?». Secondo Torriero la futura integrazione politico-economica di quest’ultima, infatti, potrebbe ipotizzarsi «come libera federazione di Stati indipendenti e sovrani. Oppure rischiamo di cadere in una nuova “guerra fredda” o, peggio, in una nuova “guerra santa”, causata peraltro da quell’universalismo laicista che ci vorrebbe tutti europei senza identità morale e religiosa e, come lavoratori, come tutte pedine precarie senza identità sociale, tutti “fluidi”, insomma, abitanti di nessun luogo. Tutti i popoli, per questa impostazione, dovrebbero divenire completamente “fungibili”, ingranaggi di un grande sistema in mano a pochi. L’imperativo categorico di questa Europa, in definitiva, va rigettato perché ci vorrebbe tutti uniformare negli stili di vita, nella cultura, nel cibo, nel sesso».
Intervento finale del convegno è stato quello di Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia. Preannunciando un suo prossimo libro sui temi dell’identità cristiana, delle radici culturali dell’Europa e delle sfide globali in corso, il direttore de “La Croce quotidiano”, ha denunciato le minacce e le violazioni alla libertà di pensiero e di espressione che stanno subendo, a causa dell’ideologizzazione dei media, i Cristiani in Italia e in tutto l’Occidente. Contro la dittatura del Pensiero unico, occorre rimettere la Persona umana al centro della società e della politica. Per far ciò, non ci sono “mutamenti” che tengano, la Verità non è il passato ma è il futuro della nostra Civiltà, ha detto Adinolfi. 
I temi affrontati nel libro di Brienza, ha concluso il presidente nazionale del PdF, rispondono esattamente alla esigenza di recuperare uno spazio politico identitario, per tutti coloro che si riconoscono nei Valori della difesa della Vita e della Famiglia naturale, e dovrebbero interpellare particolarmente la coscienza dei Cattolici: «Tutti siamo responsabili e tutti dobbiamo avere il coraggio nei propri ruoli, compreso chi ha responsabilità ecclesiali».

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