Elezioni Usa, Cacciari: "Clinton meno peggio, ma classe operaia bianca con Trump"

08 novembre 2016 ore 11:58, Adriano Scianca
Massimo Cacciari tifa per Hillary Clinton, ma solo come candidato "meno peggio". Per il resto, dice il filosofo a IntelligoNews, si tratta di "una persona di potere, appartenente a dinastie economico-politiche, dentro al Palazzo fin da quando era piccola". E di Obama dice: "È stato un semi-fallimento".

Come ha visto la campagna elettorale americana?

«È stata fantapolitica. Una tragica, se non fosse farsesca, dimostrazione della crisi dell'Occidente. Speriamo almeno che vinca il meno peggio».

Cioè?

«La Hillary».

Elezioni Usa, Cacciari: 'Clinton meno peggio, ma classe operaia bianca con Trump'

Si accoda anche lei alla demonizzazione di Trump?

«Il demonio è una cosa seria, e non mi pare che sia Trump una cosa seria. Non è che io lo tema come il demonio, per carità di Dio. Ma certo credo sia meglio che vinca la Clinton. Quello su cui bisognerebbe riflettere è però il livello a cui è giunta anche la politica americana. Queste elezioni hanno dimostrato un tale intreccio perverso tra affarismo e politica, un tale livello di manipolazione dell'opinione pubblica attraverso ogni mezzo, lecito e illecito, un tale casino istituzionale tra poteri all'interno dello Stato americano, che mi è sembrato inaudito. Forse una volta facevano le stesse cose, ma c'era il pudore di tenerle coperte. Il pudore in politica è una cosa importante».

Molti hanno detto di sostenere la Clinton in quanto donna. È un dato che le pare interessante o la lascia indifferente?

«Ma cosa vuol dire? È un'affarista come qualunque maschietto, è una persona di potere, appartenente a dinastie economico-politiche, dentro al Palazzo fin da quando era piccola. Cosa c'entra che sia una donna? È una lettura sciatta, arcaica. Queste categorie non vogliono dire nulla: il “giovane”, il “vecchio”, la “donna”, “l'uomo”... Forse ancora ancora il “nero” e il “bianco” avevano un valore simbolico quando è stato eletto Obama. Ma ora, dopo il suo semi-fallimento, è un valore simbolico molto decaduto».

Il successo, comunque innegabile, di Trump rappresenta in ogni caso una sfida posta anche alla sinistra, non crede?

«Certamente sì. Il successo di Trump deriva anche dal suo essere popolare. Ha rappresentato la crisi sociale e politica di tutta una classe media e operaia, tradizionale e bianca, che è stata colpita dalla crisi in modo selvaggio, anche qui da noi. La classe operaia è stata massacrata. E qual è la base della sinistra se non la classe operaia? Chiaro che è un campanello d'allarme, ma la sinistra italiana ed europea è sorda come una campana.  È trent'anni che la vecchia classe operaia è sistematicamente massacrata e la sinistra sta lì a fare le guerre a Renzi...».
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