Borse Ue caute e curiose sul voto Usa, tranne Wall Street

08 novembre 2016 ore 12:47, Luca Lippi
Abbiamo già affrontato l’argomento ma ora lo approfondiamo a ridosso della conclusione della tornata elettorale negli Stati Uniti.
Cosa può succedere alle Borse dopo l’elezione di uno dei due candidati? 
Ovviamente il discorso è complesso e un’analisi è piuttosto lunga prima di essere giudicabile attendibile con un’approssimazione vicina al 50% di quanto può accadere.
Tuttavia non è difficile perché i fondamentali sono piuttosto blandi, le spinte non esistono né in Europa né in Usa e quindi lavorando su bolle speculative quel 50% diventa facilmente 80%, tuttavia inutile giacchè in Borsa è rimasto solamente il “parco buoi” i mandriani con l’incasso sono tutti a godersi un meritato riposo.
Per i mercati è importantissimo sapere chi si trasferirà all’inizio del prossimo anno al numero 1600 di Pennsylvania Avenue, a Washington. 
Lo è soprattutto per Wall Street che ha affinato una pratica talmente vincente tale da essere osservata con la massima attenzione per conoscere in anticipo chi sarà eletto.
Facendo un breve excursus dell’andamento di Wall Street dal 1980 ad oggi, scopriamo che il mercato azionario americano parli più di quanto non si immagini. 
Al fine di monitorare le variazioni dell’indice Dow Jones nei mesi precedenti alle elezioni presidenziali, si nota sempre che gli investitori sarebbero sempre ostili o prudenti, rispetto a un cambio di colore politico del nuovo presidente. Non importa che sia repubblicano o democratico, perché si riscontra come vi sia sempre la tendenza a vendere, quando ci si attende un passaggio di consegne tra i 2 schieramenti.
Ovviamente gli altri mercati extra Usa seguono in transumanza per poi riprendere una linea più in scia con i fatti dell’economia in cui risiedono.
Nei giorni scorsi, chi si occupa professionalmente di Finanza ha potuto notare, dai sondaggi, un lieve recupero di Trump dopo la clamorosa riapertura delle indagini a carico della Clinton da parte dell’Fbi per lo scandalo emailgate.
I mercati quindi non hanno mai scontati del tutto una vittoria della Clinton. 
Sappiamo già da quasi un secolo di risultati elettorali, che Wall Street riesce ad anticipare con una probabilità di successo di circa l’85% il nome del vincitore, reagendo con un rialzo nei tre mesi precedenti al voto, quando ritiene che alla Casa Bianca vada il candidato del partito già al governo, scivolando nel caso opposto. 
I segnali del mercato
In queste elezioni, non solo la borsa americana avrebbe dovuto reagire male alla previsione di una vittoria di Trump, in quanto candidato dell’opposizione, ma a maggior ragione, trattandosi di una personalità abbastanza fuori dagli schemi noti.

Borse Ue caute e curiose sul voto Usa, tranne Wall Street

Tolto il discorso generale succitato, per usare un maggiore acume professionale c’è da fare un’altra analisi che si avvicina maggiormente alla precisione perché basata su analisi tecnica.
I mercati finanziari non amano mai turbolenze di qualsiasi tipo, indipendentemente dalla causa, essi seguono il flusso del denaro non dei destini economici dei Paesi e di chi li abita.
Il futuro economico e politico degli Stati Uniti dopo le elezioni potrebbe provocare in ogni caso un calo del 25% dei prezzi della Borsa Usa. 
L’incertezza del dato elettorale è uno dei motivi per il quale negli ultimi tempi i grandi fondi hedge stanno facendo incetta di oro e altri beni sicuri a prova di choc elettorale. 
Secondo i meccanismi di Borsa e gli intrecci della politica americana, i mercati sono inflazionati in maniera esagerata e quindi la maggior parte degli investitori nei mesi scorsi ha venduto azioni e bond prima che Trump o Clinton vengano eletti: in entrambi i casi i mercati sarebbero in pericolo ed è pertanto meglio non correre alcun rischio.
La logica è la seguente: data l’enorme incertezza, si innesca una paralisi da parte di chi non ha abbastanza coraggio, e su questi soggetti elabora srategie ‘lo speculatore’. In sostanza, se non si è disposti a vendere titoli prima delle elezioni, qualcuno lo farà sicuramente dopo, lasciando chi non ha avuto il coraggio di farlo per tempo nella disperazione. 
Oggettivamente, Il governo sarà completamente paralizzato a prescindere da chi sarà il vincitore e questo procurerà la flessione che è misurabile intorno al 25% perché al netto di vendite già operate dai grandi investitori c’è ancora una bolla pari alla percentuale suddetta.
Vincendo la Clinton le indagini e le rivelazioni di Wikileaks sarebbero non stop. E la Camera (a maggioranza Repubblicana o no) diventerebbe un ‘campo di battaglia’ per qualsiasi cosa che Clinton cercherà di fare.
I Democratici farebbero il loro ingresso nelle stanze dell’Ufficio Ovale lividi, sanguinanti e senza una vera legittimità. 
Ovviamente, minimo per sei mesi ci sarà una paralisi e una lunga scia slanante di Commissioni di Inchiesta della Camera intente a condurre indagini su tutte le rivelazioni di Wikileaks.
La conseguenza più probabile, data la fragilità economica del sottostante, sarà il ritorno in recessione degli Stati Uniti e di conseguenza non ci sarà nessun passaggio del testimone da parte della Fed verso una politica di riforme fiscali.
Ovviamente è tutta una supposizione, nessuno ha la palla di vetro, ma troppi hanno ‘il manico nella mano’. Seguiamo limitandoci a festeggiare esclusivamente se abbiamo visto bene il futuro.

autore / Luca Lippi
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