Effetto terremoto, Juncker Vs Renzi: "Me ne frego, così non avrà risultati"

08 novembre 2016 ore 13:13, Andrea De Angelis
"L'Italia non smette di attaccare la Commissione, a torto - ha detto Juncker in un intervento davanti ai rappresentanti dei sindacati europei, la cui confederazione Etuc è guidata dall'italiano Luca Visentini - ma questo non produrrà i risultati sperati".

Parole che hanno rimbalzato con forza fino in Italia, come una sorta di escalation di quello che ormai è un vero e proprio scontro tra Stivale e continente. Quella frase pronunciata la scorsa settimana dal premier non è piaciuta a nessuno. "Non posso far crollare le scuole per la stabilità europea", disse a  Milano, parlando del progetto Casa Italia sulla prevenzione del rischio idrogeologico. "L'Europa oggi ha sede a Norcia. E L'Italia non è la Bella Addormentata Ue", aggiunse polemico il premier.

Effetto terremoto, Juncker Vs Renzi: 'Me ne frego, così non avrà risultati'

Juncker oggi ha rivendicato di guidare una Commissione che non ha proseguito le politiche di austerità di quella che l'ha preceduta, del presidente José Manuel Barroso. Ed è sbottato: "Non si deve più dire, anzi se qualcuno lo vuole dire che lo dica, io me ne frego, che questa Commissione continua le politiche di austerità di quelle precedenti". Una rottura con il passato che dunque, secondo il presidente, non sarebbe stata compresa dall'Italia. 

Il rapporto tra lui e Renzi non si può di certo definire idilliaco. Jean Claude Juncker, all’assemblea del Comitato economico e sociale riunitasi a fine settembre a Bruxelles, disse: "L’Italia già quest’anno avrebbe dovuto spendere 19 miliardi in meno. È stato l’unico Paese a beneficiare della clausola degli investimenti". Secondo Juncker, la legge di Stabilità 2016, da 30 miliardi di euro varata lo scorso anno da Palazzo Chigi, sarebbe stata finanziata per quasi il 66% dalla flessibilità europea. "Il patto non è stupido, come diceva il mio predecessore, perché le cifre lo dimostrano". 'La replica di Renzi non si fece però attendere innescando quello che a tutti gli effetti si configurò già allora come un duello a distanza. Ospite del programma Otto e Mezzo su La7, il premier disse: "La flessibilità non c'era nei trattati europei, Juncker ha legato il suo programma agli investimenti in flessibilità, devo dire che è stato di parola e noi l'abbiamo utilizzata. Noi rispettiamo le regole, ma le regole Ue ci dicono che in presenza di eventi eccezionali si può utilizzare un margine diverso. Se devo essere bacchettato perché devo mettere a posto le scuole mi faccio bacchettare, ma non credo avverrà".

Un'eccezione però merita di essere ricordata, di oltre sei mesi fa e relativa alla questione dei migranti. Nel giorno del vertice dei ministri dell'Ue a Lussemburgo, lo scorso 21 aprile, il presidente del Consiglio Matteo Renzi incassò il sostegno del presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, all'iniziativa italiana del "Migration Compact". Rivolgendosi al premier con un "Dear Prime Minister, caro Matteo", Juncker, in una lettera al Corriere della Sera, accolse "con favore l'iniziativa, che conferma l'esigenza di un approccio europeo al tema delle migrazioni, la stessa che ho sostenuto all'inizio del mio mandato".


 
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