Elezioni Usa 2016, TORRIERO: "Dopo emailgate e scandalo Fbi l'America non sarà più la stessa"

08 novembre 2016 ore 15:25, Fabio Torriero
Gli Usa, questa notte, votano per il loro 45esimo presidente: Hillary o The Donald? Una cosa è certa, comunque vada ha perso l’America. E con lei, l’Occidente. Non è stato un bello spettacolo, da prima potenza mondiale, quello a cui abbiamo assistito da almeno un paio di mesi, con un’accelerazione isterica: insulti, bugie, demonizzazioni, colpi bassi, bufale, sceneggiate continue, sondaggi taroccati, pressioni psicologiche sull’opinione pubblica trattata come eterna infante (alla faccia della maturità democratica), Fbi etc. 

In pochi hanno capito l’idea di America. In tanti hanno capito, invece, cosa rappresentavano e cosa non volevano i due contendenti. 
Non a caso (e in ciò ha ragione il nostro premier Matteo Renzi), questa consultazione sarà correttamente interpretata in seguito. Anche perché è il segno di una tendenza sociologica destinata ad allargarsi, estendersi, ulteriormente a 360 gradi.
Mi riferisco al mutamento radicale delle categorie politiche:  non più il bipolarismo storico, modello anglosassone, conservatori-progressisti, repubblicani-democratici; non più destra-sinistra; oppure le dicotomie classiche, socialisti-liberali, statalisti-liberisti etc.
Ma “alto-basso”, popoli contro caste e valori antropologici. Intelligo lo dice da tanto. Sarà il nuovo criterio di valutazione sempre più centrale nei flussi elettorali.
Elezioni Usa 2016, TORRIERO: 'Dopo emailgate e scandalo Fbi l'America non sarà più la stessa'
Donald Trump ha avuto il merito di catalizzare la protesta popolare
contro il sistema, le lobby; incarna una parte del potere, il sogno liberal-populista americano, secco e becero (una specie di Berlusconi texano), che si stacca dal potere e comincia a contestarlo radicalmente. Ricordiamo che le alternative di leadership o partitiche non nascono quasi mai dall’esterno. 
Hillary Clinton, al contrario, è il potere, il regime, il pensiero unico americano (laicista, radical), che non ha caso si è unito, mobilitato strenuamente (mai è accaduto che un presidente uscente come Obama e consorte, si siano schierati così fanaticamente per supportare la Clinton), contro il brutto, il cattivo, il demonio, solo perché l’impero del bene accetta ogni dialettica funzionale, meno che la messa in discussione del sistema stesso.  
Lo schema è il solito: il bene e il male contrapposti, nel perfetto dna calvinista: c’è chi è predestinato al Paradiso (la Clinton) e chi all’Inferno (Trump).
Donald ha impostato la sua campagna sulla paura (immigrazione, sicurezza, povertà); Hillary sulla democrazia (l’inclusione, il progresso), sulla superiorità morale americana, la superiorità del modello, della Costituzione e dello stile di vita stelle a strisce.
Invece, i due sono le facce della stessa medaglia: Trump è la parte nera, sommersa, inconfessabile dell’americano medio; Illary l’ipocrisia moralista, il buonismo di superficie che vernicia, nasconde la medesima parte nera.

Anche in Italia, il pensiero unico (giornalisti e politici) vota, appoggia, esalta Hillary. I cattivi (la Lega e forse Toti) Trump.
A noi questo interessa poco. L’antipolitica populista sarà una bomba che prendendo diverse sembianze a seconda dei Paesi in questione, arriverà ovunque.
E a noi interessa studiare il futuro del partito americano, come finirà il contenzioso tra neri e bianchi, tra autoctoni e colorati, ispanici etc. E come quel capitalismo riuscirà a risolvere i problemi di 45milioni di poveri veri.
Per non parlare della politica estera: Hillary sembra intenzionata a spingere verso una nuova guerra fredda contro Putin (e in questo contesto sarà preferibile un’Europa debole); Donald sembra più orientato ad un protezionismo pure militare.
Vedremo, comunque vada sarà un insuccesso.      


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