Inversione di rotta dei cervelli in fuga: il rientro in Italia è "rosa"

08 novembre 2016 ore 19:54, Americo Mascarucci
Tre ricercatrici italiane Sabrina Sabatini, Rosella Visintin e Annalisa Di Ruscio sono rientrate in Italia e ora coordinano il loro centro di ricerca biomedica. 
Non è vero dunque che tutte le eccellenze made in Italy scappano all'estero.
Io Donna. inserto del Corriere della Sera ha tracciato un profilo di queste tre scienziate che hanno scelto di tornare in Italia per mettere a frutto la professionalità maturata all'estero.

Sabrina Sabatini, 48 anni, biologa molecolare è rientrata in Italia nel 2003, dopo essere stata per 6 anni in Olanda. Alla Sapienza di Roma, grazie al Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard, ha potuto avviare il suo laboratorio di genomica funzionale dove studia le incredibili capacità rigenerative delle piante che, a differenza di noi umani, producono continuamente nuovi organi: foglie, fiori, radici… Grazie alle cellule staminali.

Rossella Visintin, 49 anni, ricercatrice all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, descrive con passione la divisione cellulare paragonandola ad una danza.
Nel suo laboratorio, istituito quando nel 2005 è tornata in Italia dopo anni di ricerche al Mit di Boston, studia il meccanismo biologico alla base della vita e come questo si inceppi in caso di malattie come i tumori. 
"In particolare - spiega a Io Donna - cerchiamo di fare chiarezza sul ruolo di alcune proteine, le chinasi e le fosfatasi, in quanto coreografi di questa danza. Per capire come le cellule tumorali riescono a eludere i meccanismi di sorveglianza rendendo inefficaci i ceckpoint nell’arrestare il processo di divisione cellulare in caso di danni al Dna. Quando avremo capito bene cosa va storto da rendere la divisione cellulare incontrollata avremo la possibilità di sviluppare farmaci mirati in grado di bloccare la proliferazione tumorale». La ricerca per lei è essenzialmente passione, curiosità, pazienza e determinazione: 

Annalisa Di Ruscio, 37 anni, ha avuto la passione per la ricerca quando da studentessa di medicina in Erasmus ha visitato i laboratori dell’Università di Cardiff. E così la curiosità di capire e scoprire cosa si annida dietro una malattia ha preso il sopravvento e ha deciso di lavorare dietro le quinte, non a diretto contatto con i pazienti. 
Dopo 8 anni al Beth Israel Deaconess Medical Center dell’Harvard Medical School, nel 2015 ha avviato il suo laboratorio di ricerca all’Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro dove coordina un team di 4 persone. 
"In laboratorio, che ho potuto mettere in piedi grazie ai fondi della Giovanni Armenise-Harvard Foundation - spiega - studio i meccanismi molecolari che possono attivare o disattivare i geni che fermano lo sviluppo di cellule tumorali".
A Boston ha identificato una classe di Rna che gioca un ruolo chiave nel regolare l’attività dei geni, nella cosiddetta metilazione del Dna. In caso di leucemie o tumori ai polmoni e al colon, la metilazione risulta alterata, irregolare e quindi, per sbaglio, vengono spenti dei geni “anticancro”, come gli oncosoppressori, che invece dovrebbero essere attivati". Tre risorse italiane che hanno scelto di andare controcirrente: tornare in Italia e fare ricerca nel loro Paese vincendo gli stereotipi che ancora permangono sulle donne scienziato. 
Inversione di rotta dei cervelli in fuga: il rientro in Italia è 'rosa'
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